Sui numeri del Bingo vince solo la crisi

07/02/2003



venerdì7 febbraio 2003

Sui numeri del Bingo vince solo la crisi

Con il no della Camera ai videogiochi tramonta l’idea imprenditoriale varata dal centrosinistra

      MILANO – Il Bingo affonda. Lanciata un anno fa tra squilli di trombe e rulli di tamburi, la supertombola tecnologica, nuova frontiera dell’azzardo all’italiana, si prepara mestamente a chiudere i battenti. Questione di mesi, forse. Ma per decine di sale aperte tra mille intoppi nel corso del 2002 il destino sembra segnato. L’ultimo salvagente, lanciato nei giorni scorsi da un manipolo di deputati della maggioranza, si è sgonfiato ieri. La Camera, con voto quasi unanime, ha deciso che le slot machine resteranno fuori dai locali in cui si gioca alla supertombola. Per i gestori del Bingo era una sorta di ultima spiaggia. Un modo per attirare nuovi clienti all’interno di sale sempre più vuote. I deputati temono infiltrazioni della criminalità organizzata. Vogliono scongiurare quelli che definiscono pericolosi fenomeni di «ludodipendenza», il male che affligge i maniaci delle macchinette mangiasoldi. «E’ un’assurdità», protesta l’ex ministro Dc Vincenzo Scotti, ora presidente dell’Associazione concessionari Bingo. «Le slot machine – dice Scotti – sono permesse nei bar, ma non nelle nostre sale che sono molto più sorvegliate». Niente da fare. I signori del Bingo si devono arrangiare. Per loro l’orizzonte è sempre più buio. Nel 2000, quando il governo di centrosinistra decise le regole del nuovo gioco, circolavano previsioni faraoniche. I profeti della tombola parlavano di un giro d’affari annuo intorno agli 8.000 miliardi di vecchie lire, oltre 4 miliardi di euro. L’anno scorso, nella migliore delle ipotesi, si è arrivati a 800 milioni di euro. Un disastro. Il fatto è, però, che tutto era stato studiato su misura di quelle iperboliche stime. Dalle gare di Stato per le concessioni, fino ai business plan delle aziende grandi e piccole pronte a impegnarsi nel nuovo settore. Nel 2000 sono state messe in palio 420 concessioni con altre 380 di riserva, pronte ad aprire quando il business avrebbe spiccato il volo. In realtà hanno aperto i battenti non più di 260 sale e di queste più della metà non riescono neppure a coprire i costi fissi. Delle altre, forse solo una ventina riescono a guadagnare qualcosa, di solito molto poco. E così anche lo Stato deve rassegnarsi a incassare molto meno del previsto. A conti fatti, nel 2002 la supertombola frutterà al Fisco non più di 300 milioni di euro.
      Eppure, tre anni fa c’era la fila per conquistare un posto alla gran tavola del Bingo. La Snai, già impegnata sul fronte delle scommesse, investì anche nel nuovo gioco, offrendo servizi chiavi in mano per gli aspiranti gestori. A farle concorrenza scese in campo la Formula Bingo inventata da Luciano Consoli, appoggiato, tra gli altri, da un gruppo di uomini d’affari considerati vicini all’ex presidente del Consiglio Massimo D’Alema. Ma anche gli spagnoli della Cirsa, multinazionale dell’azzardo in società con l’Olivetti della gestione Colaninno, parteciparono con entusiasmo alla corsa all’oro. Così come la Lega delle cooperative. Senza contare la pletora di piccoli imprenditori che giocarono
      fiches miliardarie (in lire) sul Bingo. Tra loro anche politici, come i leghisti Edouard Ballaman e Maurizio Balocchi. O calciatori come Antonio Benarrivo (Parma).
      E’ andata male. La Cirsa si è ritirata a gran velocità. Le sue 36 agenzie sono state acquistate dalla Lottomatica del gruppo De Agostini. Con scarsi risultati, se è vero che la metà di queste sale non ha mai aperto e le altre nei primi nove mesi del 2002 hanno perso circa 19 milioni di euro. Snai e Formula Bingo, che progettava addirittura lo sbarco in Borsa, sono state costrette a ridimensionare i loro piani e si sono rassegnate a contare le perdite. A muoversi controcorrente resta il gruppo Codere, anche loro spagnoli, che nei mesi scorsi hanno rilevato una dozzina di sale sparse in tutta Italia e annunciano a breve altre aperture. Si vedrà. Codere intanto si è alleata con Formula Bingo, diventandone azionista. I guai peggiori però li stanno passando i dipendenti delle sale: almeno 6 mila posti di lavoro in pericolo. E poi ci sono i piccoli e medi imprenditori. Quelli che avevano scommesso il patrimonio di famiglia in questo nuovo business e ora si ritrovano sull’orlo del fallimento. Li rappresenta Vincenzo La Ventura, presidente del Consorzio nazionale dei concessionari, un’associazione di categoria che adesso annuncia una manifestazione nazionale (il 17 febbraio) e altre più clamorose proteste.
      Tanti sogni infranti. Tanti affari in fumo. I numeri del Bingo che verrà, sparsi a piene mani solo tre anni fa, adesso sembrano un miraggio. I piani di business propagandati dai fornitori di servizi come Snai e Formula Bingo si basavano sul presupposto che le sale sarebbero state popolate cinque o sei ore al giorno da decine e decine di giocatori entusiasti. Si arrivò a prevedere la vendita di 20 mila cartelle al giorno per una sola agenzia. Un’illusione. I concessionari adesso protestano. Accusano lo Stato di avere imposto investimenti troppo onerosi per l’allestimento delle sale, che devono rispettare precisi parametri di capienza e arredo. Sostengono che le concessioni sono state disseminate senza criterio sul territorio nazionale. E poi le tasse. Lo Stato si prende quasi il 24% del valore di ogni giocata. Troppo, secondo i signori del Bingo. Che adesso sono pronti a una nuova crociata: contro il Fisco rapace.
Vittorio Malagutti


Economia


6.000
      I POSTI DI LAVORO a rischio nel settore delle sale da gioco Bingo. A lanciare l’allarme è stato ieri il presidente dell’Ascob (l’associazione di settore), Vincenzo Scotti. «Potrebbero partire rapidamente le lettere di licenziamento – ha aggiunto – a meno che non si trovino soluzioni alternative».
LE ATTESE
TRADITE

      GIRO D’AFFARI
      Nel 2002 solo 800 milioni di ricavi
      Nelle attese del progetto le sale avrebbero dovuto movimentare un giro d’affari di circa 4 miliardi di euro. Ma il volume di ricavi realizzato nel 2002 è stato di 800 milioni
      L’OCCUPAZIONE
      Il lavoro interinale
      Le agenzie di lavoro interinale contavano di coinvolgere nel progetto Bingo circa 30 mila addetti a regime, 15 mila nella fase di avvio
I NUMERI
DEL PIANO

      LE SALE/1
      Il progetto
      Il progetto originario, tre anni fa, aveva previsto la creazione di circa 800 sale Bingo. Si sarebbe dovuti partire con un primo lotto di 420 sale subito a concorso, seguito da altre gare per un totale di ulteriori 380 locali
      LE SALE/2
      Le aperture
      Sono state aperte effettivamente 260 sale. La metà fatica a raggiungere il pareggio dei conti