Sui lavori usuranti tutela a tappe

19/04/2001

Il Sole 24 ORE.com



    Previdenza
    Firmato il decreto interministeriale che dà attuazione a una prima tranche degli sconti decisi nel ’93

    Sui lavori usuranti tutela a tappe
    Chi matura i requisiti ridotti entro quest’anno potrà andare anticipatamente in pensione di vecchiaia o di anzianità
    Marco Peruzzi
    ROMA. Palombari, minatori e cavatori potranno andare in pensione prima. È stato infatti firmato il decreto interministeriale (Lavoro e Tesoro) che dà applicazione concreta al bonus previdenziale per i lavoratori addetti alle attività «maggiormente usuranti». Il provvedimento è stato trasmesso ieri alla Corte dei conti.
    Il decreto, previsto dall’articolo 78, comma 11 della legge 388/2000 (Finanziaria 2001) consente alle persone impegnate in attività maggiormente usuranti di andare in pensione fino a un anno e mezzo prima dell’età pensionabile o dieci mesi prima del raggiungimento del requisito dell’anzianità contributiva.
    Il bonus, introdotto dal decreto legislativo 374/93 e ridisciplinato dalla legge 335/95, è di due tipi, cumulabili tra di loro. Il primo è legato all’età ed è pari a due mesi di sconto per ogni anno di attività in mansioni particolarmente usuranti, fino a un massimo di cinque anni. Il secondo si riferisce invece all’anzianità ed è pari a un anno di sconto ogni dieci anni, fino a un massimo di 24 mesi.
    Considerato che il provvedimento si rivolge alle anzianità maturate da ottobre ’93 a dicembre 2001, il massimo di sconto ottenibile è dunque di un anno e mezzo sull’età e di 10 mesi sull’anzianità contributiva. In sostanza: gli addetti in attività maggiormente usuranti potranno ottenere la pensione di anzianità o di vecchiaia con un anticipo massimo di 18 mesi sull’età e di dieci mesi sull’anzianità contributiva, ma solo se i requisiti, ancorché ridotti, siano raggiunti entro il 31 dicembre di quest’anno.
    Per quanto riguarda la copertura finanziaria, a farsi carico dell’intero onere sufficiente a coprire l’intervento per il 2001 sarà lo Stato, che utilizzerà i fondi accantonati negli ultimi tre anni (in totale 750 miliardi di lire).
    Per ottenere l’anticipo della pensione gli interessati dovranno fare un’apposita domanda all’Istituto previdenziale di appartenenza entro 90 giorni dall’entrata in vigore del decreto firmato ieri. Alla richiesta dovrà essere allegata tutta la documentazione utile a dimostrare di essere stati impiegati nelle attività maggiormente usuranti.
    Gli elementi utili a questo fine potranno essere tratti dalle buste paga, dal libretto di lavoro, dalle dichiarazioni del datore o dell’ufficio del lavoro o altra autorità competente. Una volta presentata la domanda, l’Istituto dovrà comunicare al richiedente la decisione «nel più breve tempo possibile». L’esame delle domande verrà fatto dando priorità ai richiedenti più anziani e, per i casi di pari età, privilegiando l’anzianità contributiva. Se l’esito dell’esame sarà positivo, per ottenere la pensione gli interessati dovranno cessare l’attività di lavoro dipendente.
    «Viva soddisfazione» per il decreto è stata espressa dal ministro del Lavoro, Cesare Salvi, e dal sottosegretario Paolo Guerrini. «Era tempo di ricordarsi di queste persone — dice Guerrini — per risolvere un problema che si trascinava da troppi anni. Abbiamo aperto una strada utile per l’insieme dei lavoratori impegnati in mansioni gravose». Per le altre categorie usuranti, infatti, è stato predisposto il metodo di valutazione per analizzare i fattori di usura presenti nei diversi settori, in attesa di definire la corrispondente copertura economica. «Questa questione — continua il sottosegretario — dovrà trovare una soluzione definitiva in sede di verifica dei conti previdenziali». In quell’occasione, dunque, si dovrà valutare la "gobba", cioè il picco della spesa, ma anche la "valle" dei lavori usuranti. Governo e parti sociali dovranno decidere il da farsi: quali misure assumere, cioè, comprese le decisioni sulle prospettive dei lavori maggiormente e particolarmente usuranti. «Non possiamo pensare che questa materia possa essere finanziata tutta dallo Stato anche per l’avvenire — continua Guerrini — ma non si può nemmeno aumentare troppo il costo del lavoro. Nel complesso della verifica si dovrà dunque valutare la quantità di contributo che dovrà venire da ogni parte. Il finanziamento dovrà essere a carico dei lavoratori, delle aziende e dello Stato: quest’ultimo anche per il 60-70 per cento».
    Giovedì 19 Aprile 2001
 
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