Sui fondi privati i sindacati d’accordo: anticipata la Germania, ma vanno rafforzati

14/05/2001

Lunedì 14 Maggio 2001


E sui fondi privati i sindacati d’accordo:
anticipata la Germania, ma vanno rafforzati

Una volta tanto l’Italia, almeno dal punto di vista normativo, è in anticipo. E proprio nel campo previdenziale, i cui conti sono da tempo oggetto dei «j’accuse» europei. Lo dimostra la riforma previdenziale tedesca, approvata venerdì. Secondo i sindacati, è in linea con quella che è stata già fatta in Italia negli anni passati. La riforma Dini del ’95 (sulla quale entro l’anno dovrà essere fatta la verifica) ha anticipato un Paese avanzato come la Germania.
Osserva il segretario generale del sindacato dei pensionati della Cgil (Spi), Raffaele Minelli: «Bisognerà valutare se in Germania la riforma è stata accompagnata dal consenso sociale come avvenuto nel nostro Paese». E aggiunge: «Il rapporto tra il pezzo pubblico e il pezzo dei fondi dei privati è grosso modo quello italiano. In questo modo hanno sistemato il futuro della previdenza pubblica. Lo stesso Osservatorio europeo aveva sottolineato il notevole aumento della spesa previdenziale in Germania». E, a proposito delle mutate condizioni anagrafiche della forza lavoro, il segretario confederale della Uil, Paolo Pirani, fa notare che «quest’anno si dovrà fare la verifica sugli effetti finanziari, cosa che finora non era stata possibile per la pervicace resistenza della Confindustria sulla messa a disposizione del tfr (trattamento di fine rapporto) per rafforzare il sistema previdenziale integrativo. La Germania lo ha reso obbligatorio, è un fatto importante, ed è necessario che anche da noi si consolidi il secondo pilastro del sistema previdenziale che riguarderà le nuove generazioni che si affacciano al mercato».
«In Germania – commenta dal canto suo il segretario confederale della Cisl, Lia Ghisani – la scelta del secondo pilastro del sistema previdenziale avviene con ritardo, tuttavia, una volta compiuta, il governo si è reso conto che per farla decollare era necessario prevedere incentivi fiscali per i fondi pensione» (circa 20 miliardi di marchi l’anno ndr).