«Sui fondi pensione vigili Fazio»

31/07/2002

31 luglio 2002

1) «Sui fondi pensione vigili Fazio»
2) Tutte le novità della bozza di direttiva Ue


Lo propone un Ddl della Casa delle libertà che chiede l’abolizione di Covip
«Sui fondi pensione vigili Fazio»

Rossella Bocciarelli

ROMA – La vigilanza sui fondi pensione andrebbe trasferita a Bankitalia e, conseguentemente, la Covip dovrebbe essere soppressa. È la proposta contenuta in un disegno di legge presentato ieri dalla Casa delle libertà al Senato (tra i firmatari il vicepresidente del gruppo Udc, Ivo Tarolli, e il presidente della Commissione Finanze, Riccardo Pedrizzi) che delega il Governo a modificare la legge 124 del 1993, istitutiva dei fondi pensione, in modo da adattarne il contenuto al nuovo organo di controllo. Ma il progetto, che ha già suscitato reazioni negative da parte di Cisl e Uil, contempla anche «uno specifico dovere di trasparenza e di puntuale informazione nei confronti dei risparmiatori e delle istituzioni». «Il decollo della previdenza complementare previsto anche nelle decisioni del Consiglio europeo di Barcellona – ha detto Tarolli – comporterà uno straordinario sviluppo del secondo pilastro. Ci sarà quindi un problema di efficienza e trasparenza del sistema e di affidabilità dei gestori, per evitare esperienze traumatiche come quelle americane. La Banca d’Italia – ha concluso – è l’istituzione che meglio può gestire questo passaggio». Dal canto suo, Pedrizzi ha sottolineato che in Italia la banca centrale svolge un ruolo fondamentale di protezione del risparmio, un bene tutelato anche dalla Costituzione e che già oggi via Nazionale ha il controllo di stabilità sui fondi comuni d’investimento, sulle Sim, sulle Sgr, avrà il controllo sulle Sgr provenienti dalle fondazioni bancarie e già detiene competenze di vigilanza sui fondi pensione interni alle banche. «Unificare le competenze su fondi comuni e fondi pensione in capo alla Banca d’Italia è una conseguenza logica», ha osservato Pedrizzi. Gli esponenti della maggioranza hanno inoltre rilevato che l’Italia è ancora molto indietro nello sviluppo dei fondi pensione rispetto ad altri paesi europei ma che c’è uno spazio di crescita per portare il nostro Paese dall’attuale quota pari a un 5% di lavoratori iscritti verso un 15-20 per cento. «Poichè questi risparmi affluiranno in ultima analisi al sistema bancario, dato il ruolo che già oggi riveste la banca depositaria alla quale vengono affidate le attività finanziarie del fondo pensione – ha concluso Pedrizzi – non si vede perchè questo compito non debba essere affidato alla banca centrale». Secondo i firmatari della proposta di legge, inoltre, questo provvedimento è stato presentato «nei tempi giusti e con i necessari raccordi» alle iniziative allo studio del governo e in particolare con il provvedimento di riforma delle authority preannunciato per settembre dal ministro della Funzione pubblica, Franco Frattini, che ha già illustrato al Consiglio dei ministri le conclusioni della Commissione Cardia. Nelle intenzioni sempre espresse da Frattini e dalla stessa presidenza del Consiglio dal riordino delle authority dovrebbe essere esclusa la Banca d’Italia. Del ruolo dell’istituto d’emissione si occupano invece i tre progetti d’iniziativa parlamentare presentati alla Camera: quello del presidente della Commissione attività produttive Bruno Tabacci, dell’ex ministro dell’Industria Enrico Letta e quello dell’economista di An Pietro Armani. Pedrizzi ha annunciato che subito dopo le ferie il provvedimento sulla vigilanza dei fondi pensione sarà all’ordine del giorno alla commissione Finanze (dopo il ddl sul fisco e quello sui Confidi) e ha ricordato che quest’anno il dibattito sulla Finanziaria partirà da Montecitorio.
Tutte le novità della bozza di direttiva Ue

R.Boc.

ROMA – Il decollo in grande stile dei fondi pensione sarà favorito anche dalla "circolazione dei sistemi previdenziali" espressamente prevista dalla bozza della nuova direttiva Ue sulla previdenza complementare, che ha appena ricevuto il primo ok politico dall’Ecofin. L’Italia ha chiesto e ottenuto che nell’ambito di applicazione della direttiva fossero inclusi i fondi aperti di diritto italiano, con la possibilità di adesione sia collettiva sia individuale dei lavoratori ai fondi. La nuova norma prevede l’adesione di lavoratori a fondi pensione basati in altri stati dell’Unione europea e i fondi pensione potranno in futuro accettare su base transfrontaliera anche le adesioni individuali da parte dei lavoratori autonomi. Inoltre, la direttiva permette che i fondi possano raccogliere adesioni con meccanismi liberamente stabiliti dai singoli ordinamenti nazionali: anche per i lavoratori autonomi le adesioni potranno essere sia di tipo collettivo che individuale nel caso di operatività cross border dei fondi pensione. Proprio per garantire la "portabilità" dei sistemi previdenziali, la nuova normativa presuppone che i fondi rispettino alcune regole degli ordinamenti nazionali a cui appartengono i sottoscrittori, anche se diverse e più severe di quelle stabilite in generale dalla direttiva. Insomma, su alcuni terreni non viene in nessun caso permessa un’armonizzazione verso il basso. Cosi i fondi saranno tenuti a osservare le regole prudenziali più rigorose che i singoli paesi possono dettare in materia di gestione degli attivi; le disposizioni in materia di informazione a chi aderisce che le singole leggi nazionali possono prevedere in modo più dettagliato. E, infine, dovranno seguire le norme in materia di tutela sociale e di diritto del lavoro che gli Stati membri dell’Unione europea dichiarino inderogabili. Per quanto riguarda le regole prudenziali di gestione degli attivi e di calcolo delle riserve tecniche, secondo gli esperti, le norme europee sono sostanzialmente allineate a quelle previste dall’ordinamento italiano. Anche se la direttiva non impone a tutti gli Stati europei alcune disposizioni presenti nel nostro ordinamento, come l’obbligo di affidarsi a una banca depositaria incaricata di svolgere i controlli sugli investimenti dei fondi, essa permette ai singoli stati di imporre il rispetto di queste regole, compresa quindi la necessità di designare una banca depositaria ai fondi pensione esteri che vorranno raccogliere adesioni in Italia.