Sui farmaci lo stop dell’Antitrust

13/12/2000

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Mercoledì 13 Dicembre 2000
italia – politica
«Le norme scoraggiano la concorrenza sui generici».

Proteste da Farmindustria.
Sui farmaci lo stop dell’Antitrust

ROMA. Tre paginette e addio. Addio alla manovra 2001 sui farmaci: a quella, in particolare, che vuole dettare le regole del gioco per il rimborso dei farmaci senza brevetto con prezzo superiore ai generici. Una manovra che, parola di Antitrust, manda gambe all’aria i sacri principi della concorrenza.

È arrivato ieri come un fulmine (quasi) a ciel sereno sul tavolo di tutti i senatori e dell’intero Governo, il parere del Garante della concorrenza e del mercato, Giuseppe Tesauro. Che nel bocciare la Finanziaria su uno dei capitoli più scottanti della manovra farmaceutica 2001, rischia di scompaginare intese raggiunte alla Camera e contestate aspramente ancora ieri dalla Cgil. Ma non certo da Farmindustria, assai critica verso l’Authority. Una bocciatura, quella dell’Antitrust, rivolta anche all’abolizione dalla Finanziaria della possibilità per i farmacisti di applicare sui farmaci da banco prezzi inferiori rispetto ai listini delle industrie.

Ma sono le norme sui generici e sul prezzo di rimborso a carico del Ssn dei farmaci equivalenti e fuori brevetto, a essere principalmente nel mirino dell’Authority. La disposizione, così come approvata dalla Camera, prevede che questi ultimi siano rimborsati dal Ssn «fino a concorrenza del prezzo medio ponderato dei medicinali aventi prezzo non superiore a quello massimo attribuibile al generico secondo la legislazione vigente». Un valore, cioé, pari all’80% del prezzo medio Ue. Una soglia, questa, che secondo l’Antitrust «induce le imprese a fissare il prezzo di vendita in modo uniforme e corrispondente al livello massimo individuato dalla norma». Le industrie che producono le specialità fuori brevetto, in questo modo, non avrebbero alcun incentivo a fissare un prezzo più basso («e inferiore a quello dei concorrenti», aggiunge il parere). E, al tempo stesso, si creerebbe una barriera in più all’ingresso dei generici, già oggi asfittico, sul mercato italiano.

Ma «gli effetti distorsivi della concorrenza — aggiunge l’Antitrust — possono essere apprezzati» dal confronto con la norma originaria della Finanziaria, quella sì "benedetta" dal Garante: norma secondo cui il prezzo di rimborso a carico del Ssn doveva essere tarato rispetto al prezzo più basso tra farmaci identici. Norma, afferma Tesauro, che «aveva una chiara portata proconcorrenziale, oltreché un evidente beneficio in termini di spesa farmaceutica», inducendo pesantemente le industrie alla competizione sui listini. Di più: non addosserebbe più sulle spalle del Ssn la spesa per farmaci con brevetto scaduto per i quali «non si giustifica più il pagamento degli iniziali livelli di prezzo per recuperare i costi di ricerca e sviluppo sostenuti». Senza dire, conclude il parere aggiungendo sale alla ferita, del fatto che a frenare lo sviluppo del mercato dei generici incide anche l’assenza di incentivi ad hoc: come il budget dei medici o la possibilità per i farmacisti, come accade in Francia, di sostituirli alle specialità prescritte su ricetta.

Roberto Turno