Sui contratti vertice tra i leader

09/06/2005
    giovedì 9 giugno 2005

      ECONOMIA ITALIANA – Pagina 23

      Sui contratti vertice tra i leader

        LINA PALMERINI

          ROMA • A rompere il ghiaccio è Luigi Angeletti. Con una lettera, ha invitato i leader di Cgil e Cisl a un faccia a faccia sulla riforma dei contratti prima del congresso della Cisl. Guglielmo Epifani vuole tenere in ombra il tema ma — ad Angeletti — un cortese cenno di riscontro lo dovrà dare. Savino Pezzotta fa sapere che ci sarà. Del resto, il suo congresso lo sta centrando proprio sulla revisione dei modelli contrattuali, tradizionale bandiera cislina. Ma anche sul « pluralismo convergente » tra confederazioni visto che l’unità sindacale « è fuori moda e fuori tempo » . Non per tutti. Alla Cgil c’è ancora chi ha la tentazione di rilanciare il tema, magari al congresso che ci sarà il prossimo anno.

          « Non è la priorità » , ripete Epifani ma la tesi della Cgil sulla riforma dei contratti è che il Governo usa la revisione dell’accordo del ‘ 93 « come un cavallo di Troia per mettere in difficoltà il sindacato » , ha spiegato Marigia Maulucci. Al di là delle suggestioni omeriche, le difficoltà nel sindacato e con le imprese ci sono, al netto dei tentativi dell’Esecutivo. Ma anche in Cgil c’è chi— come i segretari confederali Nicoletta Rocchi e Achille Passoni — pensano che sia un errore non cercare un’intesa con Cisl e Uil. « Il sindacato si rafforza se presenta una proposta unitaria al Governo, non se si nega al confronto » , commenta il leader della Cisl, Savino Pezzotta.

          Ma sulla riforma dei contratti il dibattito coinvolge anche gli economisti della Voce. info: l’ultimo intervento sul sito è stato del presidente del Sole 24 Ore, Innocenzo Cipolletta. La proposta più gettonata, quella di una contrattazione decentrata per distribuire la produttività lì dove si forma presuppone — a giudizio di Cipolletta — il mantenimento di un contratto centrale e l’estensione a tutte le imprese della contrattazione decentrata. « In questi termini, rappresenta un aggravio di contrattazione e determinerebbe un aumento del costo del lavoro dove la contrattazione aziendale non è obbligatoria » .

          Come si può arrivare a una riforma senza aggravio di costi? « C’è una sola via sensata, una modifica sostanziale della contrattazione nazionale che dovrebbe riguardare solo il salario minimo comune a tutti i lavoratori e la cui variazione annuale ( per garantire il potere d’acquisto) non dovrebbe aggiungersi ma essere assorbita dagli eventuali aumenti contrattuali negoziati a livello aziendale dove si realizzano effettivamente gli incrementi di produttività e/o di redditività» . Sensata ma impraticabile come ammette lo stesso Cipolletta: « Dubito che ci siano oggi le condizioni, mi chiedo se questa sia la cosa più urgente per ridare competitività al sistema. Se così non fosse, occorre valutare il rischio di creare tensioni di cui non si sente il bisogno. Basti ricordare quello che è avvenuto con il tentativo di modifica dell’articolo 18 » .

            Anche su piccole correzioni, come l’allungamento della durata dei contratti a tre o quattro anni, Cipolletta ha le sue perplessità. « I conflitti salariali — come dimostra l’esperienza prima del ‘ 93 — sono tanto più lunghi e violenti quanto è più lungo il periodo della contrattazione. Se l’Italia fosse un Paese come gli altri, dovremmo portare la durata a un solo anno, per sdrammatizzare le scadenze e rendere più agevoli gli accordi, perchè nessuna parte si giocherebbe troppo della sua credibilità. Dubito, però, che siamo pronti ad affrontare questo cambiamento » . Meglio, allora, pensare alle reali urgenze: « La riduzione del cuneo fiscale e contributivo, il sostegno all’innovazione, la modifica degli ammortizzatori sociali » .