Sui contratti si gioca al rialzo

22/07/2004


        giovedì 22/7/2004
        sezione: ITALIA-LAVORO – pag: 15
        Banche, statali, tranvieri: tensioni sui rinnovi
        Sui contratti si gioca al rialzo
        LINA PALMERINI
        ROMA • Moderazione salariale arrivederci. E questa volta i meccanici non c’entrano. Viaggiano sull’ordine dei 150-180 euro le ultime rivendicazioni salariali presentate da Cgil, Cisl e Uil per i rinnovi di alcuni dei contratti più importanti: bancari, autoferrotranvieri e pubblico impiego. E in autunno ci sarà un vero e proprio ingorgo nell’ambito dei servizi visto che per tutte e tre le vertenze si è ancora in alto mare. Insomma, torna una stagione calda, di spinte salariali nuove, effetto di regole ormai incrinate.
        «Un’inflazione programmata che non è più credibile — spiega Giorgio Santini, segretario confederale Cisl — e la difficoltà a chiudere le trattative nei tempi giusti, sono le due cause delle nuove tensioni sui salari. Del resto, quello su cui la Cisl puntava era proprio rivedere le regole e i modelli contrattuali».
        Invece, proprio sulla riforma contrattuale la nuova concertazione ha subito una battuta d’arresto per il «no» della Cgil ad aprire una trattativa con Confindustria senza aver, prima, trovato un’intesa unitaria sindacale.
        Tutto rinviato a settembre, dunque, ma l’autunno porta con sè richieste-record e la spina dei meccanici.
        Intanto c’è il pubblico impiego: i sindacati hanno chiesto un aumento dell’8% (circa 140 euro) ma la piattaforma è caduta nel vuoto, messa in un cassetto dopo l’altolà del vicepremier Fini alle «eccessive» richieste sindacali.
        Ieri Cgil, Cisl e Uil sono tornate a farsi sentire. «Il Governo non ha dato seguito a nessuno degli impegni assunti», scrivono i tre segretari confederali di Cgil, Cisl e Uil, Giampaolo Patta, Antonino Sorgi e Antonio Foccillo che denunciano «un silenzio assordante sui rinnovi contrattuali». E una promessa: «Ci sarà una inevitabile ripresa della conflittualità a settembre».
        Poi ci sono i bancari. Il negoziato per il rinnovo si è interrotto qualche giorno fa proprio sulla richiesta salariale: il 7,2% dei sindacati (circa 180 euro) contro il 5,2% offerto dai banchieri.
        E ancora gli autoferrotranvieri che già lo scorso anno, a dicembre, paralizzarono le città italiane. Anche questa volta la richiesta oscilla sui 120 euro mentre, sul trasporto pubblico locale, l’aria che tira è la stessa dello scorso anno: poche risorse. «Il problema è tutto nell’inflazione programmata. Il Governo ha fissato tassi talmente poco credibili che tutti i rinnovi si stanno chiudendo sopra alla programmata e vicino al costo della vita reale. Questa spinta salariale non è una novità. Il problema, semmai, sarà che in autunno ci sarà una concentrazione delle tensioni contrattuali», spiega il segretario confederale Cgil, Nicoletta Rocchi, una delle componenti della commissione sindacale che dovrà cercare un’intesa sulla riforma del luglio ’93.
        Il cantiere si apre a settembre ma già ieri tra Cgil, Cisl e Uil c’è stato un primo battibecco sulle proposte di riforma: la Cgil dice di ignorare l’esistenza di un articolato e invita a presentarlo, la Cisl ribatte che è pronta a farlo. Insomma, strada già in salita sempre che, sui meccanici non scoppi una nuova divisione tra confederazioni.
        Tra settembre e ottobre ci dovrebbe essere, infatti, la presentazione della piattaforma per il rinnovo del biennio economico che scade a fine anno. Sarà, ancora una volta, separata? Il rischio, questa volta, non è solo quello di un contratto separato ma di non arrivare ad alcuna intesa con Federmeccanica.
        «La discussione tra la Fiom, Fim e Uilm — osserva Gian Paolo Patta, segretario confederale Cgil — potrà concludersi con un’intesa o, purtroppo, registrare un’altra rottura. In tutti i casi, con una piattaforma unitaria o meno, si porrà il problema della conquista del contratto. La Fiom, il maggior sindacato dei metalmeccanici, che rappresenta il 50% degli iscritti alla categoria, non potrà che porsi l’obiettivo di fare il contratto».
        Intanto una buona notizia arriva dal settore del legno. Dopo mesi di trattative (il precedente contratto era scaduto il 3• dicembre 2003) ed uno sciopero nazionale di 8 ore lo scorso 6 maggio, sindacati e Federlegno hanno firmato un’intesa per il rinnovo contrattuale. L’accordo prevede un incremento mensile di 82 euro, suddivisi in tre tranches, e un’una tantum di 200 euro.