Sui contratti a termine passi in avanti

12/01/2001

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Venerdì 12 Gennaio 2001
italia – lavoro
Sui contratti a termine passi in avanti

ROMA Si supera l’impasse ma sul contratto a tempo determinato l’accordo non è ancora dietro l’angolo. Quello di ieri è stato un incontro positivo ma non definitivo: per il momento infatti il confronto non è stato su testi scritti, su bozze d’intesa. Spetterà alle imprese, che si vedranno già la prossima settimana, buttare giù un primo schema d’accordo per sottoporlo, poi, ai sindacati, il prossimo 24 gennaio.

Passi in avanti comunque ce ne sono stati, almeno rispetto all’ultimo incontro prima della pausa natalizia che aveva reso più verosimile l’ipotesi di un intervento del ministro del Lavoro, Cesare Salvi. In realtà, il tempo a disposizione c’è perché la direttiva comunitaria sul tempo determinato, che l’Italia deve recepire con l’avviso comune delle parti o, in assenza, con un decreto di Salvi, scade solo a luglio di quest’anno. Ma ora sembra si possa fare in fretta, anche perché l’appuntamento di ieri è stato giudicato unanimemente positivo.

Sembra, infatti, si possa arrivare a un accordo su uno dei punti più spinosi: quello dei causali anche se la prova del nove sarà solo su un testo scritto. «La differenza rispetto alla normativa attuale — spiega Gianni Principe della Cgil — è che le causali, cioè le ragioni che accendono il contratto, diventano più generiche anche se non opinabili. Sparisce, cioè, quell’elencazione minuzionsa che esiste oggi. Dopo l’accordo, sarà possibile assumere a tempo determinato per ragioni tecniche, produttive od organizzative». Si rinuncerebbe, quindi, a un elemento di rigidità anche se la causale andrà sempre scritta nel contratto tra datore di lavoro e lavoratore.

L’altra possibile novità riguarda la proroga: sarà possibile rinnovare il contratto a tempo determinato ma solo se tra proroga e primo contratto non si superano i tre anni di tempo complessivi. Sulle percentuali di utilizzo dei contratti, invece, viene lasciata carta bianca alla contrattazione di categoria. Per il resto, il contratto a termine non sarà possibile per sostituire lavoratori in sciopero, per le aziende che hanno in corso processi di riduzione del personale e che utilizzano ammortizzatori sociali come la cassa integrazione.

«L’incontro di ieri — sottolinea una nota di Confindustria — si è svolto in un clima costruttivo lasciando intravedere la possibilità di un accordo. È comunque necessario un ulteriore approfondimento per la definizione delle singole parti del testo dell’intesa per il quale è stato fissato un incontro che si terrà il prossimo 24 gennaio».

I toni sono quelli della prudenza e anche sui contenuti non si è andati oltre la direttiva comunitaria. «Non c’è stato — precisa Beppe Casadio, segretario confederale Cgil — alcuno scambio di flessibilità diretto o indiretto. Non c’è alcuna partita aperta. Abbiamo guardato solo al merito».

Ma i sindacati sottolineano anche l’effetto di semplificazione che potrà avere l’avviso comune. «È anche un’opera di semplificazione — commenta il segretario confederale della Cisl, Raffaele Bonanni — mentre prima erano specificati i casi nei quali il contratto poteva essere fatto, adesso questa limitazione non c’è più. Questa intesa potrà aprire la strada a riformare altri istituti di ingresso nel mercato del lavoro, per rinnovarli e riqualificarli». Soddisfatto anche il segretario confederale della Uil, Fabio Canapa, secondo il quale «si dà maggiore certezza sia ai datori di lavoro che ai lavoratori».

—firma—Lina Palmerini