Sugli scioperi Martone apre ai sindacati

17/09/2003



      Mercoledí 17 Settembre 2003

      ITALIA-LAVORO


      Sugli scioperi Martone apre ai sindacati
      MASSIMO MASCINI


      ROMA – È rientrato il forte contrasto che aveva contrapposto nei giorni scorsi i sindacati confederali e il presidente della Commissione di garanzia per l’esercizio del diritto di sciopero nei pubblici servizi essenziali. Ieri ha avuto infatti luogo un incontro che ha consentito un chiarimento sui motivi che avevano portato Antonio Martone, il presidente della Commissione, a mettere a punto una bozza di regolamentazione delle procedure da seguire in caso di sciopero generale.
      I sindacati non avevano gradito questa decisione, l’avevano letta come il tentativo di «normalizzare» l’azione del sindacato, proprio nella loro azione più delicata, la proclamazione di scioperi generali, cui si ricorre solo in occasioni molto delicate, quando sono in ballo interessi considerati irrinunciabili. Il contrasto poteva crescere e sfociare in qualcosa di molto serio, ma l’incontro di ieri è bastato per riportare la querelle su binari più gestibili, consentendo uno sviluppo dell’iniziativa senza che sollevare problemi di competenza.
      I rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil hanno tenuto a escludere subito qualsiasi possibilità di arrivare a una regolamentazione del diritto di sciopero generale. A loro avviso questo rientra nella sfera dei diritti politici del sindacato, nella quale non è possibile prevedere alcuna intrusione. Di qui la dichiarazione di irricevibilità della bozza della Commissione, che peraltro i sindacalisti non volevano in alcun modo negoziare, non considerando la Commissione stessa una loro controparte.
      Una dichiarazione rigida, che avrebbe potuto anche portare a qualche problema, se Martone non avesse invece espresso subito l’intenzione di ridimensionare la portata dell’intervento della Commissione. Per questo ha chiarito che obiettivo della bozza di regolamentazione non era quello di tendere in qualche modo a limitare la possibilità di proclamare gli scioperi generali da parte delle confederazioni, come invece era stata letta, ma solo quello di capire come questi scioperi generali, una volta proclamati in assoluta indipendenza e autonomia, possano conciliarsi con i comportamenti dei sindacati di categoria dei pubblici servizi, tenuti in quanto tali a determinati comportamenti in occasione delle astensioni, più o meno generali, dal lavoro. Insomma, tutto si è risolto nell’indicazione della necessità che le federazioni di categoria dei lavoratori di quei settori, una volta che si sia deciso uno sciopero generale, tengano, sulla base di regole da definire, un comportamento attento alle esigenze degli utenti tali servizi. Una richiesta che Nicoletta Rocchi, Sergio Betti e Franco Lotito non hanno faticato a recepire. Del resto, i sindacati confederali sono sempre stati molto sensibili nei confronti delle esigenze degli utenti di pubblici servizi in occasione di scioperi e in generale si sono sempre battuti per regole chiare e precise che regolassero il ricorso allo sciopero.
      Di qui la decisione di dare seguito a questa riunione, mettendo a punto una posizione che sia accettata dalla Commissione e non trovi l’opposizione del sindacato. Forse più delicato l’incontro previsto per i prossimi giorni con gli altri sindacati. Non tanto per i sindacati confederali, che hanno sensibilità attenta nei confronti della necessità di regole per l’esercizio degli scioperi, quanto per le piccole formazioni che sull’atipicità delle agitazioni hanno basato a volte la loro forza.