Sugli orari di lavoro interviene il Governo

19/12/2002


            Giovedí 19 Dicembre 2002

            ITALIA-LAVORO


            Sugli orari di lavoro interviene il Governo


            MILANO – Un anno di infruttuose trattative e una conclusione avvolta dalla polemica sull’ipotesi di non considerare più la domenica il giorno di riposo settimanale. Si chiude così senza un accordo tra le parti sociali e senza un avviso comune la decennale vicenda del mancato recepimento, da parte dell’Italia, della direttiva europea sugli orari di lavoro. Provvedimento emanato nel 1993 e poi successivamente aggiornato nel 2000. La parola ora passa al Governo che, tenendo conto delle proposte che sindacati e associazioni datoriali presenteranno, predisporrà un proprio testo. La decisione è maturata dopo aver preso atto della distanza tra Cgil, Cisl, Uil e Confindustria da una parte, e altre organizzazioni imprenditoriali (tra cui Confcommercio) dall’altra. Due i nodi che restavano da sciogliere: quello dell’impiego notturno e quello del preavviso all’ispettorato del lavoro nel caso in cui lo straordinario superi le 45 ore settimanali. A rendere ineludibile l’intervento dell’Esecutivo, soprattutto, la minaccia di sanzioni da parte dell’Alta corte di Giustizia europea. La direttiva europea, a nove anni dalla sua prima emanazione, avrebbe dovuto essere recepita attraverso un avviso comune tra le parti. Avviso che però non è mai arrivato, incastrato tra le maglie dei veti incrociati e delle reciproche rivendicazioni. Anche se a voler cercare i colpevoli di questa situazione di stallo sarebbe ingiusto guardare solo dalla parte di sindacati e associazioni datoriali, che per la verità nel 1997 avevano trovato un’intesa. Quell’avviso comune però non venne recepito dal Governo di allora. Ora la Ue ha chiesto conto di questi rinvii ed è già pronta ad avviare un procedimento che potrebbe concludersi con una sanzione e quindi con la condanna al pagamento di una multa giornaliera: l’Italia potrebbe essere obbligata a pagare una somma pari a 238.950 euro. Questa condanna scatterà solo dopo un’eventuale sentenza della Corte di Giustizia che probabilmente non arriverà prima di anno. Il Governo ha, quindi, tutto il tempo per evitare le sanzioni pecuniarie se presenterà in tempi brevi le necessarie misure. Ma a caratterizzare la giornata di ieri più che il fallimento del confronto tra le parti sociali, sancito al termine di un incontro con il Governo, le polemiche sull’ipotesi che l’intervento dell’Esecutivo, previsto a gennaio, potrebbe comportare anche una revisione del giorno di riposo settimanale che, secondo quanto fissato dal codice civile, è «di regola in coincidenza con la domenica». La direttiva europea del 2000 che è destinata a sostituire, a partire dall’agosto del 2003, quella del 1993, elimina il riferimento «a qualsiasi giorno della settimana come giorno festivo», ma non esclude la possibilità per i singoli Stati membri di indicarne uno, se questo non contraddice il diritto europeo. Questo vuol dire che l’Italia resta libera di «stabilire che la domenica è giorno festivo». E a mettere la parola fine a quello che rischiava di diventare l’ennesimo scontro tra il Governo e i sindacati, già pronti a difesa del riposto settimanale, è il sottosegretario Maurizio Sacconi che, nel sottolineare come «una semplice informazione relativa a due direttive Ue abbia già dato luogo all’ennesima provocazione orchestrata dai soliti noti», ha precisato che «in Italia la fonte giuridica del riposo domenicale, oltre che il Codice Civile, è stata, è e sarà il contratto collettivo di lavoro. Per cui l’atto di recepimento della direttiva avrà a questo riguardo un inconsistente effetto pratico».
            SERENA UCCELLO
            Giovedí 19 Dicembre 2002