Sud, l’interinale resta al palo

25/10/2002




            25 ottobre 2002

            ITALIA-LAVORO
            Sud, l’interinale resta al palo

            Nel Mezzogiorno il 6,5% dei rapporti attivi: il 25% è in Lombardia

            A.Ba.


            MILANO – Nella classifica del lavoro temporaneo il primo posto è, come sempre, della Lombardia. Nei primi sei mesi dell’anno i rapporti di lavoro attivi nella regione erano 76.980, secondo la rilevazione di Confinterim condotta sui suoi associati (le altre società fanno parte delll’Ailt). Vuol dire che un rapporto su quattro è stato attivato nella regione più grande e nell’area economica più forte del Paese. Ma il peso dell’interinale è maggiore in altre regioni, dove conquista spazi più ampi. Se si considerano i dati dell’Istat sulle forze di lavoro, cioè sulle persone occupate e su quelle che cercano un posto, le aree dove l’interim è più diffuso sono l’Abruzzo e la provincia di Bolzano. Lì i rapporti attivi hanno l’incidenza più alta: sono 2,3 ogni cento persone attive, contro il dato di 1,8 che si registra in Lombardia. I dati Confinterim sono parziali ma la comparazione dà un’idea delle dimensioni del fenomeno. La media nazionale è di 1,2 rapporti ogni cento lavoratori (occupati o in cerca) e solo poche regioni riescono a superarla. Anzitutto, la Val d’Aosta e il Piemonte, che sono appena dietro le prime due aree con un rapporto di due su cento, poi l’Emilia-Romagna (1,7), il Veneto (1,6), Marche e Lazio (1,5) – la prima beneficia della grande diffusione di piccole imprese, mentre Roma fa sentire la sua influenza sull’intera regione – e Friuli-Venezia Giulia (1,3). Gli altri sono tutti sotto la media e il Mezzogiorno – che assorbe solo il 6,5% dei rapporti attivi – è lontanissimo dagli standard nazionali. In Sicilia i contratti in corso nella prima metà dell’anno erano 2.708, in una regione che conta oltre cinque milioni di abitanti. Non a caso il rapporto con le forze di lavoro è di appena 15 su mille, la più bassa nella Penisola. Non vanno molto meglio la Calabria, con appena 1.790 contratti, la Campania (5.250) e la Puglia (4.693), tutte con meno di tre rapporti ogni mille persone attive.