Sud, fronte unico imprese-sindacati

07/10/2002


            5 ottobre 2002



            VARIE


            Sud, fronte unico imprese-sindacati

            D’Amato, Pezzotta e Angeletti scrivono al premier: manovra da cambiare o si bloccano gli investimenti


            ROMA – Subito il tavolo per il Mezzogiorno. È questa la richiesta che il presidente di Confindustria, Antonio D’Amato, e i segretari generali di Cisl e Uil, Savino Pezzotta e Luigi Angeletti, hanno inviato al presidente del Consiglio ieri con tre distinte lettere di identico contenuto. Un confronto immediato per valutare «misure alternative capaci di migliorare in modo significativo le disposizioni in favore del Mezzogiorno previste dalla Finanziaria». Il testo attuale della manovra preoccupa moltissimo sindacati e imprenditori che ricordano al Governo i ripetuti appelli del capo dello Stato sui forti squilibri che continuano a caratterizzare il tessuto produttivo e l’occupazione delle Regioni meridionali. Squilibri che la Finanziaria presentata in Parlamento non solo non corregge ma rischia addirittura di «aggravarli, scoraggiando fortemente la propensione delle imprese ad investire al Sud». D’Amato, Pezzotta e Angeletti sottolineano la contraddittorietà di alcuni provvedimenti «rispetto agli impegni assunti dal Governo nel Patto per l’Italia e suscettibili di vanificare gli obiettivi di crescita economica e occupazionale del Mezzogiorno». Ecco perché occorre al più presto aprire un tavolo di confronto. Il leader degli industriali e i due segretari generali di Cisl e Uil sottolineano che negli incontri svoltisi nei giorni scorsi al ministero dell’Economia con il viceministro Gianfranco Miccichè si è verificata «una significativa convergenza di vedute e la volontà del Governo di avviare un confronto costruttivo su questi temi». Adesso, però, imprese e sindacati attendono dal Governo proposte concrete. Anzitutto, sul dimezzamento dei contributi a fondo perduto trasformati in prestiti a lungo termine che mettono in discussione anche la legge 488. Ieri nella riunione straordinaria svoltasi a Napoli del Comitato Mezzogiorno i 40 presidenti delle associazioni territoriali e di federazioni di Confindustria hanno detto senza mezzi termini che al di là del grave danno economico per le imprese meridionali, il rischio reale è il blocco degli investimenti al Sud. E la preoccupazione degli operatori economici non sfugge al Governo. Lo stesso presidente Berlusconi nel corso della riunione del Comitato ha telefonato per tranquillizzare i rappresentanti delle imprese e ribadire che il dialogo è aperto. «Possibili correzioni alla Finanziaria» sono state confermate anche da Miccichè. «Senza alterare il quadro generale dei conti – ha detto il viceministro – è possibile individuare margini di trattativa magari sulla quota di contributi che si trasformeranno in prestiti». Un’ipotesi che tuttavia non soddisfa le imprese, preoccupate soprattutto per il cambiamento delle procedure di tutte le leggi di incentivazione previsto dalla Finanziaria con il passaggio dal fondo perduto al prestito. «C’è una disponibilità del Governo a rivedere gli interventi programmati per il Sud, in primis la trasformazione del 50% degli incentivi a fondo perduto in prestito – ha detto ieri Francesco Rosario Averna, consigliere incaricato di Confindustria per il Mezzogiorno – rimane una forte divergenza fra noi e il Governo sulla valutazione degli effetti della misura: per noi sarebbero disastrosi». Non solo. Come evidenziato anche da Cisl e Uil le incertezze non sono limitate alle nuove regole sugli incentivi. Il Governo dovrà offrire maggiori chiarimenti anche sulla destinazione delle risorse in relazione ai singoli interventi. A questo punto solo dall’apertura del tavolo di confronto potrà arrivare la risposta. Un tavolo a cui si dichiara disponibile a partecipare anche la Cgil. «Sul Mezzogiorno – ha detto il segretario confederale di Corso d’Italia, Paolo Nerozzi – c’è piena sintonia con le posizioni di Cisl e Uil e anche di Confindustria ma questo significa che abbiamo fatto bene a non firmare il Patto che colpisce i diritti e non crea sviluppo».
            Barbara Fiammeri