Subito una svolta per l`economia»

05/05/2011

Nino Baseotto, segretario generale della Cgil in Lombardia. Con quale slogan scendete in
piazza per lo sciopero generale di domani?

«Più che uno slogan sono dodici punti, dodici ragioni. Partiamo dalla richiesta di una nuova politica economica, visto che l`attuale è fallita. Chiediamo che si riparta dal lavoro per uscire dalla crisi. Vogliamo una riforma fiscale che si ispiri a principi di equità e giustizia; poi l`occupazione giovanile; i migranti; la scuola e la formazione. Ma torniamo a manifestare anche l`esigenza di regole sulla rappresentanza e la democrazia nei luoghi di lavoro. Per queste ragioni in ogni capoluogo lombardo ci sarà una manifestazione e dei comizi. A Milano concluderà il segretario della Camera del Lavoro, Onorio Rosati».
Restiamo alla crisi. I recenti dati sulla cig registrano un miglioramento diffuso. In Lombardia com`è la situazione?
«È evidente che in questo momento i dati che ci arrivano sono contraddittori. Io cito la Banca d`Italia, che parla di "segnali deboli" e di "rischio che l`Italia agganci in ritardo la ripresa". La Lombardia non fa eccezione. La ripresa è precaria: alcuni settori del terziario stanno un po` meglio, soprattutto quelle aziende che raccolgono la domanda estera. Ma ricordo che nei primi tre mesi del 2011 tra mobilità e disoccupazione si sono chiusi 16mila rapporti di lavoro. Mentre nel 2010 170mila lavoratori sono stati coinvolti dalla cassa integrazione e abbiamo perso 200mila posti, che fortunatamente non vuol dire 200mila disoccupati. Oggi, guardando alla cig sappiamo che rispetto a marzo di un anno fa la richiesta di cassa integrazione è diminuita ma tra febbraio e marzo di quest`anno le domande sono aumentate».

Trai motivi per cui tornate a manifestare ci sono le regole per la democrazia nei luoghi di lavoro. Un tema centrale anche in funzione dell`unità sindacale auspicata dal presidente della Repubblica.
«Nessuno ha la bacchetta magica: le divisioni tra Cgil, Cisl e Uil, oggi sono profonde. Bisogna ripartire dalle regole per superarle e per evitare in futuro la firma di accordi separati. Per questo chiediamo da tempo che la rappresentatività dei sindacati sia misurata e certificata. Mi sembra che su questo ci sia una sostanziale convergenza tra tutti, ma dobbiamo tornare a parlarne di come raggiungere questo obiettivo. Democrazia e rappresentatività garantiscono a tutti la certezza di mantenere le proprie specificità nel pluralismo, che per noi è un bene da difendere».