«Subito la riforma delle pensioni»

09/04/2002





Per la Corte dei conti «va innalzata l’età del ritiro» – Nel 2002 la spesa previdenziale aumenterà del 6,2%

«Subito la riforma delle pensioni»

L’Fmi rivede le stime di crescita dall’1,2 all’1,4% – Ma l’incognita Pil pesa sulla definizione della Trimestrale

ROMA – Un cauto ottimismo sulla tenuta dei conti previdenziali nel breve periodo, accompagnato da una serie di preoccupazioni per il futuro che rendono la riforma delle pensioni «sempre più indifferibile», a partire dall’innalzamento dell’età pensionabile, fino all’ampliamento del periodo da prendere in esame ai fini del calcolo della pensione e al potenziamento delle strutture di accertamento e di esazione dei contributi. Dalla Relazione sul controllo della gestione finanziaria dell’Inps per il 2000, messa a punto dalla Corte dei Conti, emerge una proiezione per la spesa pensionistica del 2002 di circa 139 miliardi di euro, con un incremento netto del 6,2% rispetto al 2001. Pensioni e trattamenti di famiglia pesano per 120 miliardi (+5,4%), mentre assegni e vitalizi sociali ammontano a 3,4 miliardi (+34,6%). L’incremento non è tale da suscitare preoccupazioni nell’immediato. I dati 2001 e le previsioni per il 2002 – sostiene la Corte – confermano l’inversione di tendenza rispetto al passato, anche se continuano a risentire «della commistione tra assistenza e previdenza». Poichè la soluzione del problema non può consistere nel trasferimento a carico dello Stato «di quegli oneri che in passato gravavano sul sistema generale obbligatorio», occorrono misure che siano in grado di incidere sulle «cause strutturali dei disavanzi del sistema pensionistico». Le correzioni da introdurre attraverso gli interventi di riforma dovrebbero tendere – a parere della Corte – alla ricerca di un «punto di equilibrio tra prestazioni previdenziali e prelievi contributivi», nonchè alla «stretta rispondenza tra prestazioni assistenziali e stato di bisogno dei beneficiari». Le annotazioni della Corte giungono alla vigilia della ripresa, in commissione Lavoro della Camera, della discussione relativa al ddl delega sulla previdenza. La seduta è fissata per domani, dopo un mese e mezzo di pausa, ma lo stesso presidente della Commissione, Domenico Benedetti Valentini sottolinea come sia intenzione del Parlamento «agire senza fretta», in attesa che si riapra un tavolo di confronto tra Governo e sindacati dopo lo sciopero generale del 16 aprile. In ogni caso, l’aula si occuperà del provvedimento non prima di giugno. L’approccio gradualista al tema della previdenza sarà confermato anche dal prossimo Dpef, che in sostanza si limiterà a indicare il timing annuale di attuazione delle misure previste dalla delega. I tecnici del ministero dell’Economia sono tuttora alle prese con la messa a punto del quadro macroeconomico che farà da sfondo alla prossima Relazione trimestrale di cassa. Si confermano al momento i due scenari: il primo (crescita al 2,3%) con deficit/Pil confermato al livello dello 0,5% così come previsto dall’ultimo Programma di stabilità; il secondo (crescita attorno al 2%) e conseguente incremento del target per il deficit che passerebbe dallo 0,5 allo 0,8 per cento. Sembra in ogni caso sfumato il target dell’1,7% per l’inflazione. Un segnale sulla crescita 2002 è giunto ieri dal Fondo monetario che ha rivisto dall’1,2 all’1,4% la previsione di crescita per l’Italia. Un piccolo ritocco, che sconta soprattutto i segnali di ripresa provenienti dall’economia americana, e che mantiene tuttavia ancora distanti le proiezioni su fine anno del Fondo rispetto a quanto va calcolando il Governo. Sul deficit 2002 il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, continua a inviare messaggi rassicuranti. L’incremento del fabbisogno registrato nei primi tre mesi dell’anno, in sostanza, non sarebbe preoccupante soprattutto perchè ascrivibile a semplici sfasature temporali negli incassi e in alcuni pagamenti. Si conta ora sui risultati cui perverrà la commissione tecnica presieduta da Luigi Biggeri, istituita proprio con l’obiettivo di raccordare i criteri di calcolo delle due principali grandezze che convivono nella nostra finanza pubblica: il fabbisogno del settore statale (espresso secondo il criterio della cassa), e l’indebitamento netto della pubblica amministrazione (espresso in termini di competenza). Come noto, è il secondo l’indicatore che vale per l’Unione europea. Di pari passo con il lavoro della commissione Biggeri, sta per partire anche per le spese correnti il «Codice unico progetto», una sorta di identificatore di spesa che consentirà registrare in tempo reale le operazioni effettuate dagli enti decentrati di spesa.

D.Pes.
Martedí 09 Aprile 2002