SUBITO IL DIALOGO CON LE IMPRESE

02/11/2010

Gaetano Sateriale nuovo braccio destro

A metà degli anni Novanta, prima che la Fiom fosse “conquistata” dalla sinistra di Sabattini in segreteria nazionale c’erano quattro “riformisti”: Susanna Camusso, Cesare Damiano, Giampietro Castano e Gaetano Sateriale. Dopo quell’esperienza, Sateriale ne ha avute altre in Cgil, fuori dalla Fiom, fino a divenire sindaco di Ferrara dal 1999 al 2009. Ora torna in Cgil dove ha assunto da ieri l’incarico di responsabile delle Politiche industriali e dell’innovazione. Forte di questa storia comune con la futura segreteria generale commenta così l’arrivo della Camusso al posto di Guglielmo Epifani alla guida della Cgil: “É chiaro che si tratta di un forte elemento di discontinuità positiva, dopo cento anni di storia una donna assume la guida della Cgil. E il contestuale affiancamento alla presidenza femminile di Confindustria costituisce un bel segnale per il Paese”.
Quali sono i problemi principali che dovrà affrontare la Camusso?
Innanzitutto i problemi sindacali. Siamo di fronte a una crisi gravissima, la più grave degli ultimi decenni, in cui il problema fondamentale è la crescita nel Paese. Penso ci sia bisogno di una nuova unità sindacale, non riesco a immaginare il sindacato efficace con gli attuali livelli di separazione. Naturalmente non basta la volontà di tutte e tre le sigle, Cgil, Cisl e Uil. C’è un clima politico che non favorisce l’unità con un governo che sembra avere come unico scopo l’esclusione della Cgil. Per fortuna nelle ultime settimane il clima tra imprese e sindacato è cambiato.
Sta parlando del nuovo Patto sociale per le riforme?
Sì, ho partecipato personal-mente al tavolo su Ricerca e Innovazione e non credevo che mi sarei trovato di fronte a un tale rapporto costruttivo tra imprenditori e sindacati. Si è discusso di merito e si sono trovate indicazioni condivise sulle necessità del Paese. Si tratta di un buon modo di ricominciare a dialogare.
Resta però l’incognita del modello contrattuale o degli accordi separati.
Non mi nascondo le difficoltà ma non riuscirei a capire che oggi la priorità fosse il modello contrattuale. La priorità è il rilancio della crescita, non il modello contrattuale. É stata quindi giusta la scelta di Confindustria e parti sociali di cominciare insieme a definire accordi anche parziali ma necessari. Mi sembra un bel capovolgimento di fronte.
C’entra anche la crisi politica in corso? Il Patto sociale è una intelaiatura di base?
Se implode la situazione politica, sì. L’intesa tra parti sociali diventa un fatto positivo per il paese. Ma sia chiaro, il Patto non può sostituire la politica.
Ma qual è il suo giudizio su Pomigliano e sulla vertenza che vede impegnata la Fiom?
Se c’è un problema di arretramento dei diritti, questi vanno difesi e ha ragione la Fiom quando dice che non è chiaro il piano industriale della Fiat. E se l’Italia ha scarsa produttività, questo deficit non va scaricato solo sulle spalle dei lavoratori. Condivido quanto detto da Epifani: il sindacato deve proporsi un risultato negoziale, chiudere accordi, firmare contratti. Ma non si possono dare giudizi fuori dal tavolo negozia-le.
Lei ha fatto parte dei "riformisti" della Fiom insieme a Camusso sconfitti negli anni 90. Intravede una una resa dei conti tra Cgil e Fiom?
La parola sconfitta non la condivido. Noi siamo una componente della Fiom, che si può definire "riformista", ma che preferisco chiamare “componente sindacale” affiancata a una una “componente più politica”. Entrambe ci sono sempre state. Non credo alla resa dei conti. C’è una dialettica ed è una dialettica interessante. Non solo sarebbe riduttivo ricondurre la nuova segreteria al binomio Fiom-Cgil o alla diatriba Landini-Camusso ma sarebbe anche sbagliato. La Cgil è grande, le esigenze del mondo del lavoro vanno rappresentate tutte e bisogna rappresentare l’equilibrio di tutti, compresa anche la Fiom.