Su salari e lavoro D’Alema sceglie la Cisl di Pezzotta

17/03/2004




mercoledì 17 marzo 2004


RIFORME

Su salari e lavoro D’Alema sceglie la Cisl di Pezzotta

Il leader Ds d’accordo sulla contrattazione territoriale e sul sistema di collocamento

      ROMA – Se qualcuno pensava che, uscito di scena Sergio Cofferati, Massimo D’Alema avrebbe rinunciato a bacchettare la Cgil, deve ricredersi. Quello che il presidente dei Ds ha detto presentando il libro del sociologo Mimmo Carrieri ( Sindacati in bilico ) suona particolarmente difficile da digerire per il sindacato «rosso», nonostante oggi alla guida non ci sia il «signor no», ma il più duttile Guglielmo Epifani. Bisogna dare più spazio ai contratti decentrati (territoriali e aziendali) – per carità, senza rinunciare al contratto nazionale – e non va considerata una bestemmia il coinvolgimento dei sindacati nelle attività di gestione del mercato del lavoro, ha spiegato in sostanza D’Alema. Schierandosi di fatto su posizioni vicine alla Cisl di Savino Pezzotta e lontane da quelle della Cgil, per non parlare della Fiom (metalmeccanici). Ma c’è anche chi, nel sindacato di Epifani, apprezza. È la pattuglia dei riformisti, che critica il segretario da destra. Dice Agostino Megale, presidente dell’Ires, centro studi della Cgil: «La questione posta da D’Alema è assolutamente condivisibile. Per redistribuire quote maggiori di produttività ai lavoratori non si può ricorrere al contratto nazionale. Ci ha provato la Fiom e ha perso. Bisogna invece potenziare il contratto decentrato senza svuotare quello nazionale». Se sul modello contrattuale D’Alema, semplificando, dà ragione alla Cisl, lo fa per indicare quella che, secondo lui, è la soluzione al problema che sta davanti ai sindacati: la «questione salariale». Al di là delle medie Istat infinite indagini, tra le quali quella molto efficace condotta dal CorriereLavoro , dimostrano l’impoverimento delle retribuzioni. Lo sanno anche in Confindustria che il nodo va sciolto, come ha ammesso lo stesso Paolo Garonna, direttore del centro studi. E sarà questo uno dei primi appuntamenti per il nuovo presidente, Luca Cordero di Montezemolo, che entrerà in carica il 26 maggio. Cgil, Cisl e Uil possono affrontare la questione in due modi:
      1) Aprendo una stagione di rivendicazioni salariali slegata dalle compatibilità economiche, cioè facendo un balzo all’indietro di trent’anni.
      2) Proponendo un modello contrattuale più efficiente, capace cioè di far catturare al salario quote maggiori di ricchezza là dove questa viene prodotta: sul territorio, in azienda.
      Alla fine la strada che verrà scelta sarà la seconda. Quasi nessuno scommetterebbe sul contrario. Ma, com’è avvenuto tante altre volte, la Cgil potrebbe arrivarci in ritardo, dopo Cisl e Uil. Epifani è al bivio. Decidendo, qualche settimana fa, di firmare l’accordo per l’artigianato, che introduce un modello contrattuale centrato sul territorio, ha forzato la mano alla sua organizzazione, come dimostra la «rivolta» della Fiom e della sinistra Cgil. Ma ha evitato di restare indietro e isolato.
Enrico Marro


Economia