Su lavoro pace fatta, i Ds ritrovano l’unità

17/07/2002



17.07.2002
Su lavoro pace fatta, i ds ritrovano l’unità
di 
Simone Collini


 Si conclude con un documento unitario sui temi del lavoro il Direttivo dei Ds. Maggioranza, Correntone e area Liberal hanno votato all’unanimità un ordine del giorno nel quale viene rinnovata la solidarietà alla Cgil e a Cofferati, confermato il giudizio negativo sul Dpef e sul “Patto per l’Italia”, condannata «la divisione del movimento sindacale e l’isolamento della Cgil che il governo ha voluto perseguire». Non hanno partecipato al voto l’esponente della minoranza di sinistra Giorgio Mele e i quattro esponenti che fanno capo all’associazione “Socialismo 2000”, Cesare Salvi, Luciano Pettinari, Maurizio Villone e Gianni Battaglia, che pur apprezzando lo «sforzo unitario che si è voluto fare» nel redigere il documento, spiega Pettinari, hanno in questo modo voluto esprimere il loro dissenso per la «mancanza di un punto essenziale come l’appoggio alle iniziative della Cgil e un riferimento in positivo sulla richiesta di referendum sempre da parte della Cgil».
Una mancanza che non ha comunque impedito allo stesso Cofferati di esprimere soddisfazione per il documento approvato dal Direttivo. Chiamato a commentare il testo, ha infatti così risposto: «Il giudizio “severamente negativo” dei Democratici di Sinistra sul Patto per l’Italia e sul Dpef è in sintonia con quello della Cgil. A questo punto – ha proseguito – è auspicabile che l’insieme delle forze politiche dell’Ulivo, di Rifondazione Comunista e dell’Italia dei Valori definisca contemporaneamente un giudizio e la coerente iniziativa parlamentare per supportarlo». Secondo il segretario della Cgil «le conclusioni del direttivo dei Ds sono un utile approdo per i giudizi unitari di merito che lì sono stati espressi in sintonia con le valutazioni della Cgil».
Visibilmente soddisfatto dell’esito della riunione Piero Fassino, che nel corso di una conferenza stampa tenuta al termine del Direttivo dà «un giudizio ampiamente positivo» dell’incontro che ha portato alla «logica conclusione di un ordine del giorno votato all’unanimità». Tanto negli interventi quanto nel documento finale, spiega il segretario della Quercia è stato «confermato tutto l’impegno per il prosieguo della lotta per la difesa dell’articolo 18 nella sua attuale versione. Al tempo stesso – aggiunge – ci siamo posti il problema di non stare su una trincea puramente difensiva, ma di saldare questo impegno a fronti offensivi che allarghino il campo dell’iniziativa e siano capaci di interloquire con tutto il movimento sindacale, con le altre organizzazioni sociali e con la società».
Piena soddisfazione all’interno di ognuna delle tre anime della Quercia (seppure per motivi non del tutto coincidenti), che considerano sì il testo approvato un punto d’approdo (che tra l’altro viene a chiudere un periodo caratterizzato da tensioni interne al partito), ma anche un punto da cui partire per continuare la battaglia in difesa dell’articolo 18 e dei diritti dei lavoratori. Per Luciano Violante, capogruppo alla Camera, è stata «chiusa una ferita e ora si può andare avanti», per Enrico Morando, leader dell’area liberal, «si è chiusa una fase», mentre per Pietro Folena è stato dato «un messaggio di unità». Folena, che ha partecipato alla stesura del documento votato in rappresentanza del Correntone insieme a Morando e al responsabile lavoro della Quercia, Cesare Damiano, afferma che i Ds hanno trasmesso «il messaggio che milioni di lavoratori oggi volevano avere, e cioè che il principale partito della sinistra sta con la Cgil e con la battaglia che si è aperta». «Vera soddisfazione» viene espressa anche da Vincenzo Vita, che insieme agli altri tre “pontieri” ha continuato a limare il documento finale per tutta la mattinata mentre si susseguivano gli interventi: «È importantissimo – afferma il portavoce del Correntone – che si sia trovata una grande unità del partito su un testo che ha come punti cruciali una nettissima critica del “Patto per l’Italia” e dall’altra un’altrettanto netta iniziativa di sostegno alla Cgil e alla sua battaglia». Giovanni Berlinguer rivendica il ruolo che la corrente da lui guidata ha giocato nel giungere all’ordine del giorno unitario; un documento, afferma, che «appiana le divisioni» ma che, fa notare, «al tempo stesso sottolinea che la discussione continua in vista della conferenza programmatica». Il leader della minoranza diessina, che durante il suo intervento dedica a D’Alema un sonetto del Belli in segno di pace, “La verità”, non nasconde comunque che «ci sono ancora divergenze, che però – aggiunge – non hanno impedito di arrivare ad una soluzione unitaria».
Giudica «molto positivo» l’esito del Direttivo Gavino Angius, che riconosce sia nel dibattito della mattinata che nel voto finale una «conferma della linea riformista del partito». Secondo il capogruppo della Quercia al Senato, è «fondamentale» nel documento, «la sottolineatura dell’importanza e della necessità di un lavoro politico teso a ricucire la lacerazione verificatasi tra i sindacati unitari che non consideriamo irreversibile».
Un aspetto, questo, su cui insiste con forza durante il suo intervento Umberto Ranieri: «Cisl e Uil hanno compiuto una scelta che non condividiamo, che appare contraddittoria. E tuttavia – aggiunge – sarebbe sbagliato se pensassimo che siamo in presenza di un collateralismo filogovernativo da parte delle due confederazioni sindacali». Secondo l’esponente dell’area liberal «se si consolidasse fino in fondo il bipolarismo sindacale, l’intera prospettiva dell’Ulivo perderebbe efficacia e credibilità». Una ragione in più, conclude, che induce a «non considerare irreversibile la divisione e a lavorare per ricomporre la frattura».