Su lavoro e tutele Italia bocciata

03/09/2004


          venerdì 3 settembre 2004

          Quanto a benessere dei lavoratori siamo agli ultimi posti nella classifica dei paesi sviluppati. Cremaschi (Fiom): troppa precarietà
          Su lavoro e tutele Italia bocciata
          L’Ilo: per operai e impiegati la sicurezza dell’impiego conta più dello stipendio

          Laura Matteucci

          MILANO Lavoro e tutele, nuovo record negativo d’Italia, agli ultimi posti tra i Paesi sviluppati. Una classifica impietosa, che vede l’Italia solo al ventesimo posto, preceduta da quasi tutta Europa (Paesi nordici in testa), quanto al benessere dei lavoratori – misurato con la possibilità di trovare un impiego, di mantenerlo al riparo da licenziamenti selvaggi, di avere prospettive di carriera e di essere tutelati sul fronte degli incidenti.

          È stato l’Ilo, l’Ufficio internazionale del lavoro, che ha analizzato (per la prima volta a livello globale, 90 gli stati considerati) la misura e la percezione di tutela economica e sociale dei lavoratori e dei Paesi in cui vivono. Un indice che comprende diversi parametri, dalla sicurezza sul luogo di lavoro alla possibilità concreta di trovare un impiego, passando per le tutele anti-licenziamento. Meno importante per il benessere dei lavoratori di tutto il mondo, invece, il livello di reddito (piuttosto, la sicurezza di averlo a fine mese). Tanto che gli Stati Uniti, dove il reddito è diffusamente più elevato e le tutele sul lavoro diffusamente minori, risultano al venticinquesimo posto in classifica. Dopo l’Italia, dunque, che peraltro, se si prende in considerazione soltanto la possibilità di trovare un impiego, scivola fino al trentaduesimo posto (peggior punteggio).


          Un dato che, arrivato insieme a quello dell’Istat, sui posti di lavoro persi nella grande industria, allarma il sindacato: «Altri 16mila posti persi – dice Giorgio Cremaschi, segretario nazionale della Fiom-Cgil – altro degrado e altra insicurezza sul lavoro». «L’Italia, paese del G8, è in serie A dal punto di vista della ricchezza – prosegue – ma in fondo alla serie B per le condizioni sociali del lavoro. Bisogna fermare subito questa deriva che rischia di farci precipitare in serie C». Cremaschi ricorda che i posti persi non vengono sostituiti in alcun modo dal lavoro stabile, ma solo da disoccupazione e precariato, «come dimostra anche un rapporto dell’Ilo, che in questo senso boccia duramente il nostro Paese».


          Nel complesso, tornando al rapporto dell’Ufficio internazionale del lavoro, circa tre quarti dei lavoratori di tutto il mondo vive in condizioni di insicurezza economica, e solo una persona su dieci (l’8% della popolazione mondiale) vive in Paesi che offrono un livello elevato di sicurezza economica.


          La classifica mondiale è dominata dalla Svezia, seguita da Finlandia, Norvegia, Danimarca, Olanda, Belgio e Francia. Germania e Spagna sono rispettivamente al nono e tredicesimo posto, la Svizzera è tredicesima. L’Italia fanalino di coda d’Europa, quindi. A chiudere la classifica mondiale sono i Paesi in via di sviluppo, ultimo in assoluto il Nepal.


          In generale, i Paesi dell’Europa occidentale ottengono migliori risultati, mentre l’Europa dell’Est risulta essere la zona dove l’insicurezza economica ha registrato la più forte crescita nell’ultimo decennio.
          Sempre a proposito di insicurezza: l’analisi dell’Ilo identifica nella disuguaglianza del reddito e nella variabilità dei tassi annui di crescita economica – fenomeno in aumento – due fattori importanti dell’insicurezza, aggravata dall’inadeguatezza dei sistemi di sicurezza sociale.