Su Cit i dubbi di Ernst&Young

17/10/2005
    sabato 15 ottobre 2005

    Su Cit i dubbi di Ernst&Young

      S.FI.

      MILANO – Si fa in salita la strada per Cit. E il salvataggio della compagnia turistica, schiacciata da 97 milioni di perdite e senza più patrimonio (negativo per 46 milioni) nel 2004, appare più complicato del previsto.

      A esprimere dubbi è la Ernst&Young che nei giorni scorsi ha emesso una "non-opinion" sul bilancio 2004; i revisori nutrono anche timori sul piano di turnaround che ruota attorno all’ingresso del cavaliere Benito Benedini. «Nonostante le linee guida del salvataggio appaiano condivisibili, la loro concreta realizzazione appare allo stato attuale fortemente opinabile» si legge nel documento di Ernst&Young. Il piano predisposto da Livolsi&Partners, Bain&Company e Deloitte prevede il ricorso ad aiuti statali per 75 milioni di euro dal fondo Salva-imprese, il riscadenziamento dei debiti con le banche (65 milioni) e la creazione di una newco in cui entrerebbe l’agenzia pubblica Sviluppo Italia. Lo stesso Benedini, come già più volte dichiarato, aveva posto questi punti come condizioni per il suo intervento. E proprio il fatto che ancora oggi le stesse non si siano ancora realizzate (tranne l’approvazione di aiuti pubblici ma limitati a 9,9 milioni e un assenso di massima delle banche), costituisce per i revisori un elemento di ulteriore incertezza. Così come legata all’avverarsi del piano è la recuperabilità dei crediti infragruppo (43 milioni). Nel frattempo, nel corso del 2005, la situazione si è aggravata: nel primo trimestre i ricavi del gruppo hanno subìto un calo del 65% rispetto al 2004, e nei primi sei mesi il patrimonio è pegggiorato ancora scendendo a -52,4 milioni. La crisi ha anche avuto ripercussioni sul management: nel corso dei mesi si è registrato, ricordano i revisori, «un significativo numero di dimissioni del personale», anche in ruoli chiave della gestione operativa.

        Tra l’altro la bocciatura della continuità aziendale rischia di rendere più dufficile l’aumento di capitale da 50 milioni (in due tranche da 18 e 32 milioni) che deve essere varato per risanare i conti. Dopo aver ottenuto il via libera dal Governo per gli aiuti, dalle banche e da Consob per l’esenzione all’Opa, Cit ha fissato un’assemblea straordinaria per il 28 ottobre: la ricapitalizzazione, c’è scritto sull’avviso di convocazione, è destinata in opzione ai soci, circostanza che rende l’operazione catalogabile come sollecitazione al pubblico risparmio. Ma l’articolo 96 del Tuf vieta sollevitazioni se manca la certificazione dei revisori: per il tour operator un’altra grana da risolvere.

        Intanto Cit cerca di correre ai ripari: per lunedì è previsto un cda della società. Ieri un comunicato stampa ha reso noto che Cit, dopo il giudizio dei revisori, «intende assumere ogni iniziativa utile per la ristrutturazione dell’impresa e per la salvaguardia dell’integrità aziendale».