“Studi settore, niente accertamenti automatici”

22/12/2009

Una sentenza della Cassazione fa cadere un principio che sembrava indispensabile all’efficacia degli «studi di settore» come strumenti di lotta all`evasione fiscale: viene stabilito che il puro e semplice scostamento dal parametro di reddito non può essere sufficiente a far scattare i controlli. Insomma, non può più esserci automaticità nella verifica per il solo fatto che qualcuno paga meno di quanto atteso per il suo settore di lavoro.
Con questa novità la macchina della lotta all`evasione sembra condannata a una minore efficacia, ma l`Agenzia delle Entrate (a sorpresa) rassicura: da tempo ha introdotto per conto suo della salvaguardie che vanno proprio nel senso indicato dalla sentenza, quindi – a dire degli uffici fiscali – nulla cambia.
Gli studi di settore sono lo strumento attraverso cui pagano le tasse quasi tutti gli artigiani, i commercianti e i lavoratori autonomi in genere.
Gli «studi» si chiamano così perché per ogni settore di attività viene sondata la capacità media di creare reddito in ogni ramo di attività, e questo valore viene sintetizzato in un parametro che è concordato fra l`Agenzia delle Entrate e i rappresentanti di ogni determinata categoria economica. Sono anche previsti aggiornamenti.
Nonostante negli «studi» siano coinvolti i loro rappresentanti, molti contribuenti contestano questo strumento fiscale perché quando i loro redditi si discostano dal parametro sembra che i lavoratori autonomi siano additati in modo automatico come evasori, quasi che gravasse su di loro l’onere della prova di non aver frodato il Fisco. Le sezioni unite della Cassazione intervengono affermando che l’Agenzia delle Entrate non può inoltrare la cartella di accertamento sulla sola presunzione che lo scostamento dai parametri di reddito nasconda l`imbroglio: bisogna tener conto del quadro generale.
Il responsabile fiscale della Confartigianato, Andrea Trevisani, commenta che «la sentenza contribuisce a svelenire il clima e pone nella giusta centralità il contraddittorio. Ci deve essere un dialogo vero tra l`Agenzia delle Entrate e il contribuente».
Per la Confesercenti «la Cassazione ribadisce quello che abbiamo sempre sostenuto, vale a dire che gli studi di settore sono un punto riferimento ma, che non vanno considerati esaustivi riguardo alla fedeltà del contribuente al fisco». Invece la Confcommercio osserva che «la Cassazione non fa che confermare quello che è già in atto da tempo grazie alle circolari dell`Agenzia delle Entrate».
L`Agenzia conferma: il suo direttore centrale Accertamento, Luigi Magistro, segnala due circolari (una del 2008 e una dell`aprile 2009) escondo cui «bisogna valutare la situazione complessiva del contribuente».
Tutti contenti.