Studi di settore, parte la nuova concertazione tra Fisco e piccoli

12/02/2010


ROMA— Meno controlli e più tasse recuperate all’evasione. L’Agenzia delle Entrate affina l’analisi sugli studi di settore e incassa un nuovo record nel contrasto all’evasione, anche se subisce le critiche delle categorie ed i rimbrotti dei commercialisti, accusati di «non collaborare». Le 56 mila verifiche del 2009 sui contribuenti soggetti agli studi, circa 3,7 milioni, hanno permesso di accertare una maggior imposta evasa di 722 milioni, con un incasso di 130 milioni. L’anno prima i controlli erano stati quasi 73 mila con 486 milioni di maggior imposta evasa. «L’attività di accertamento è sempre più selettiva e mirata» ha detto il direttore dell’Agenzia, Attilio Befera, presentando ieri, in occasione di un incontro con le categorie, gli ultimi dati sugli studi di settore che, secondo le elaborazioni della Sose, la società pubblica che li mette a punto, evidenziano un evasione in calo progressivo, ma ancora stimata al 15% dei redditi. L’evasione riguarderebbe l’85% dei redditi per lavanderie e tintorie, il 45% per parrucchieri e istituti di bellezza, il 30% nella ristorazione. Le categorie contestano i dati. «Gli studi dovrebbero essere usati per tassare i redditi effettivi e non quelli potenziali» replica la Confcommercio. La Confartigianato contesta la significatività dei dati medi, mentre gli artigiani della Cna chiedono che si tenga conto della congiuntura. «Metteremo la massima attenzione nel considerare l’impatto della crisi, ma se qualcuno intende sfruttarla per evadere saremo inflessibili» ha detto il direttore dell’accertamento dell’Agenzia, Luigi Magistro. Cresce anche la polemica con i commercialisti, accusati da Befera di non collaborare contro l’evasione. «La generica ed indimostrata criminalizzazione della categoria non aiuta di certo la collaborazione» ha detto il presidente dell’Ordine, Claudio Siciliotti.