Studi di settore in attesa di nuovi correttivi

23/12/2010

Prima prova per gli studi di settore in vista di Gerico 2011. Ieri, infatti, la commissione degli esperti ha validato i 68 studi evoluti per l’anno d’imposta 2010, in attesa del varo dei correttivi relativi all’impatto della crisi economica sul 2010. In ogni caso i correttivi riguarderanno tutti i 206 studi e non solo quelli validati ieri.
L’appuntamento importante di quest’anno è certamente la regionalizzazione dello studio sul dettaglio di abbigliamento e calzature, il secondo dopo quello dell’edilizia partito lo scorso anno. La regionalizzazione permette di considerare i livelli di costi e ricavi in un ambiente più circoscritto di quello nazionale, con maggiore fedeltà dell’esito. Tra l’altro lo studio tiene conto (si veda «Il Sole 24 Ore» del 28 agosto 2008) anche dell’effetto degli outlet sui ricavi dei negozi che si trovano nelle vicinanze. Oltre al commercio di abiti e calzature tra le novità delle correzioni varate ieri si segnala anche la territorialità delle agenzie di mediazione immobiliare, che viene modulata sul livello degli affitti. Un altro cambiamento del "fattore" territorialità riguarda gli intermediari del commercio, costruita sul livello delle retribuzioni, elaborate a livello regionale. Revisionato anche lo studio relativo ai tributaristi (UG92U), per il quale hanno espresso parere positivo sia la Lapet che l’Int, pur precisando che occorrerà aspettare i correttivi di marzo per valutare complessivamente gli effetti di Gerico rispetto ai redditi 2010.
Secondo Giampietro Brunello, presidente della Sose (società per gli studi di settore), una cosa è certa: «I correttivi per il 2010 saranno diversi da quelli che sono stati applicati per il 2009, perché la crisi è stata diversa». Per ora sui contorni dei correttivi in arrivo non ci si sbilancia. Ricorda, però, Brunello: «Chi aveva esportazioni consistenti ha recuperato più velocemente di chi ha operato solo sul mercato interno. Però noi dobbiamo adattare i correttivi alla realtà dei contribuenti e non fare considerazioni generali». Per questo ricorda Brunello che la Sose sta vagliando le contabilità trasmesse dalle categorie: «Per ora – afferma – siamo a circa 90mila, ma entro la fine del mese contiamo di arrivare a circa 200mila». A questi si aggiungeranno a fine febbraio i dati delle dichiarazioni Iva che permetteranno di tirare le fila del discorso e stabilire quali correttivi applicare. «I correttivi – continua Brunello – permettono di tener conto nello studio del minor lavoro o della riduzione dei margini».

Sull’importanza dei correttivi come elementi decisivi per l’applicazione degli studi, concordano anche i rappresentanti delle categorie. «Se non ci fosse stata la crisi – spiega Antonio Vento (Confcommercio) – basterebbe la revisione triennale che ogni anno consente di aggiornare un terzo degli studi. Ma siamo ancora in una fase in un cui la recessione pesa sui fatturati». Sui correttivi 2009, Claudio Carpentieri (Cna) afferma: «Dai dati di circa 40mila dichiarazioni che abbiamo cominciato a esaminare, i correttivi hanno funzionato con molta precisione. Speriamo che sia così anche per il 2010». Sul funzionamento dei correttivi, ieri la Cgia di Mestre, aveva segnalato come, secondo i propri calcoli proprio i correttivi avessero segnato un aumento del carico fiscale per alcune imprese. Sulla regionalizzazione torna Andrea Trevisani (Confartigianato): «Sembrano cogliere in maniera più puntuale le diverse realtà imprenditoriali. Ma la regionalizzazione è fattibile solo per gli studi che riguardano grandi numeri, come nel caso dell’edilizia o del commercio».