«Studenti e operai dicono che il governo è arrivato alla fine»

26/11/2010

Susanna Camusso guiderà domani a Roma la sua prima manifestazione da segretario generale della Cgil. Un’iniziativa pensata e decisa in altri tempi, ma che cade in un momento molto delicato per il Paese. La mobilitazione degli studenti, le lotte degli operai rompono la finzione di Silvio Berlusconi che probabilmente vive la sua ultima stagione politica. Con il leader della Cgil affrontiamo i temi più importanti dell’agenda politica e sindacale.
Segretario Camusso, qual è il segno della protesta così estesa degli studenti? Cosa ci dicono le lotte degli operai della Vinyls a Porto Marghera e di molte altre fabbriche?
«Sono il segno di un Paese che non tollera più le illusioni, le menzogne di Silvio Berlusconi. Non si può più raccontare una storia diversa dalla realtà, non si può più affermare che la crisi non c’è quando le fabbriche si fermano, quando i commissari della Vynils non sono in grado di riavviare gli impianti. Siamo al dunque, si gioca il futuro dell’Italia. Ce lo dicono i giovani, gli studenti, i precari che hanno piena coscienza che questo governo sta togliendo la speranza, la possibilità di studiare, di crescere».
Come giudica le proteste degli studenti? L’occupazione dei monumenti?
«Sono iniziative giuste, pienamente condivisibili. L’intervento della Gelmini sull’università, mi rifiuto di chiamarla riforma, deve essere contrastato fino al suo ritiro. La coscienza di questi giovani si ribella al tentativo di tagliare ancora la formazione, l’università, non vogliono diventare invisibili. È una grande battaglia che merita sostegno e solidarietà. Invito tutti gli studenti a rispettare i monumenti perchè noi, al contrario di Tremonti, amiamo la cultura, la Divina Commedia, il nostro patrimonio artistico».
Perché arriviamo a questi scontri sociali?
«Perchè il Paese non discute più di problemi reali, di lavoratori, di studenti, delle famiglie. Non ci danno nemmeno lo spazio per confrontarci. È una continua forzatura. Il governo va avanti senza ascoltare nessuno, senza interlocutori, senza esaminare le ragioni degli altri. La rappresentazione della realtà è una finzione, è falsa come si vede nei tg e su certi giornali. Le lotte di questi giorni, sui monumenti, sulle gru, sui tetti, gli scioperi della fame sono un messaggio chiaro: i lavoratori, i cittadini si mettono in gioco in prima persona per difendere il diritto al lavoro, a una speranza di futuro. Bisogna rispettare queste persone ed è grave che certe istituzioni alimentino paure e minacce di fronte alle proteste sociali».
A cosa si riferisce? «Ritengono irresponsabile come ha fatto il presidente del Senato Schifani immaginare violenze e disastri che nascerebbero dalle proteste di questi giorni. Lo stesso aveva fatto il ministro dell’Interno Maroni prima della manifestazione, grande e pacifica, della Fiom evocando infiltrazioni e violenze».
Le lotte sui tetti, sulle gru interrogano anche il sindacato?
«Certo. Ma voglio dire che queste proteste nascono dentro il sindacato, sono accompagnate da noi, non sono qualcosa di estraneo da noi. Certo non sono lotte tradizionali, ma sono il segno della vitalità e dell’ampia articolazione del movimento dei lavoratori»
Cade il governo?
«Se cadesse oggi vorrebbe dire che anche noi siamo un Paese normale. Il governo è finito, ce lo dicono gli studenti e gli operai».
Non teme un vuoto di potere, la mancanza di un esecutivo in una fase così delicata per l’economia? «In queste ore sono molto più preoccupata dei veleni e dei ricatti che il berlusconismo in crisi può spargere nel Paese. Pur di salvare se stessi Berlusconi e il governo potrebbero compiere atti disperati».
Domani a Roma c’è la manifestazione nazionale della Cgil. Come sarà?
«Sarà una grande, pacifica manifestazione popolare che rappresenterà l’altra Italia, quella che non si merita questo governo. La partecipazione sarà enorme, sta crescendo di ora in ora quasi ci fosse un risveglio sociale. Soprattutto ci aspettiamo tanti studenti, precari e giovani lavoratori. Vogliamo farci vedere, vogliamo esprimere la nostra voglia di lottare. Uno degli obiettivi principali della Cgil è contrastare fino in fondo il collegato al lavoro. Un provvedimento sbagliato e ingiusto».
Cosa volete fare per battere questa controriforma del lavoro?
«La Cgil sarà in prima fila, questa legge non ci piace e produce danni enormi. La Cgil metterà a disposizione tutte le sue strutture e le sue competenze per aiutare i lavoratori, i precari a impugnare i provvedimenti, a chiedere giustizia contro i contratti irregolari».
Come giudica il comportamento dell’opposizione, del Pd, in questa fase?
«Vedo segnali positivi come, ad esempio, la decisione di convocare la manifestazione a dicembre. Ma mi pare che ci sia bisogno di uno sforzo in più. Ci sono ancora troppe discussioni sulle formule politiche mentre bisogna dedicarsi alla creazione di una vera proposta alternativa di programma, di governo».
Segretario, lei è milanese. È rimasta sorpresa dalle primarie di Milano?
«Mi ha sorpreso la bassa partecipazione al voto. Speravo ci andasse più gente. Vedo Milano vittima di un degrado politico e morale insopportabile. Una volta era la città della solidarietà e accusava Torino di ghettizzare gli immigrati meridionali. Vorrei che tornasse quella città».
A proposito di Torino, oggi parte il confronto su Mirafiori. Si aspetta un cambiamento di linea da parte della Fiat?
«Temo che non ci saranno cambiamenti. Ma vorrei dare un sommesso suggerimento a Sergio Marchionne: sarebbe utile dire cosa è Fabbrica Italia e iniziare a lavorare insieme. Oggi vorremmo avere informazioni chiare non solo sulla Carrozzeria di Mirafiori, ma anche sugli Enti centrali, la testa, la progettazione. Purtroppo le parole di Marchionne, la continua contrapposizione tra America e Italia, i giudizi insopportabili sui lavoratori italiani non fanno pensare a niente di positivo».
Com’è andato ieri il suo incontro con Berlusconi? «Ha fatto la solita battuta, ha detto che io non potevo essere peggio di Rosy Bindi. Alla fine mi ha avvicinato e ha detto che lui scherza. Gli ho risposto che molte delle sue battute non sono uno scherzo».
Pare che Montezemolo scenda nell’arena politica…
«È strana questa ossessione verso persone che hanno un ruolo dirigente e vogliono fare politica. Trovo legittimo, forse anche utile, che Montezemolo faccia politica. Però vorrei che finisse questa storia degli annunci e dei mezzi annunci: se Montezemolo vuole fare altro lo faccia senza tante storie».