Stretta sull’accordo, oggi il Dpef

02/07/2002




Martedí 02 Luglio 2002

Stretta sull’accordo, oggi il Dpef
ROMA – L’ottimismo del ministro del Welfare Roberto Maroni sull’incontro di oggi, a Palazzo Chigi, con le parti sociali conferma che per il Governo si tratta di un passaggio decisivo. L’Esecutivo s’impegnerà, nell’illustrazione del Dpef, a dare tutte le risposte per arrivare, in fretta, alla sigla sui quattro tavoli di trattativa. A maggior ragione dopo le bufere politiche sul caso Biagi, il premier e il suo sottosegretario Gianni Letta sono in prima linea per accelerare il percorso dell’accordo e dare un segnale concreto di distensione sociale. L’obiettivo è chiudere tutto nei prossimi giorni, forse già domani: un’intenzione già tradotta nei fatti sulla riforma dell’articolo 18, dove il Welfare ha già messo a punto le correzioni suggerite da Cisl e da Uil. Nella proposta finale, oltre alla deroga di tre anni dell’articolo 18 per le aziende che assumendo superano la soglia dei 15 addetti, ci saranno tre nuove modifiche: la prima, al termine della sperimentazione la materia verrà affidata a un avviso comune tra le parti sociali che verificherà i risultati dei tre anni; secondo, saranno previsti emendamenti alla cessione di ramo d’azienda circoscrivendola alle entità economiche dotate di una propria identità; terzo, la deroga sarà possibile ma solo in un percorso di crescita delle aziende, non saranno così ammesse operazioni di riduzione fittizia del personale per poi accedere alla deroga prevista dal Governo. Restano in ballo il fisco e il Mezzogiorno mentre anche sul sommerso il percorso verso la firma sembra non più accidentato. Per queste ragioni oggi per il Governo diventa cruciale l’illustrazione del Dpef, la chiarezza di contenuti della riforma fiscale, le disponibilità sul Sud ma anche sui nuovi ammortizzatori sociali. Prima dell’incontro a Palazzo Chigi con le parti sociali ci sarà un vertice dal premier per parlare di Dpef ma anche dell’evoluzione della trattativa: si farà insomma il punto per cercare di offrire quelle «risposte concrete» che ancora ieri Cisl e Uil reclamavano. La cautela delle due organizzazioni è infatti aumentata dopo le polemiche sul caso Biagi. Resta immutato il dissenso della Cgil sulla politica economica del Governo mentre in Cisl e Uil non c’è l’intenzione di fare marcia indietro sull’intesa ma piuttosto di spuntare il massimo a cominciare «dalla riduzione delle tasse». In Cisl, soprattutto, non sembrano esserci grossi dubbi: «Se il Governo è in grado di definire le cifre, per l’accordo possono bastare anche pochi giorni», ha detto il segretario confederale, Pier Paolo Baretta. E le dichiarazioni del suo "collega" di segreteria, Raffaele Bonanni, sono sullo stesso tono: «Le precondizioni per chiudere ci sono tutte». Anche in Uil (vedi articolo in basso) si punta a un accordo ma per Adriano Musi, quello di oggi non sarà l’incontro finale. Il ministro Maroni continua a sperare che quella di oggi possa essere la giornata conclusiva: «Può anche essere. Mi auguro di sì. Ci sono tutte le condizioni, con un piccolo sforzo da parte di Governo e parti sociali potremo realizzare il sogno di Marco Biagi, un grande accordo sulla riforma del mercato del lavoro». Comunque «sarà una giornata decisiva» dice il sottosegretario al Welfare, Maurizio Sacconi: «Il Governo sarà infatti in grado di fornire tutti gli elementi utili per chiudere la trattativa».

Li.P.