Stress, Via Ai Test In Fabbriche E Uffici

21/06/2010

La legge entrerà in vigore il 1 agosto. Una data singolare. Da quel giorno, infatti, tutte le aziende, pubbliche e private, saranno obbligate a monitorare e rilevare “lo stress da lavoro correlato” dei dipendenti. Un obbligo, appunto, che sta cominciando a creare non pochi grattacapi ai vertici di diverse imprese: da una parte si restringono i budget, si limano le spese, si pensa ai licenziamenti, si supercontrollano le assenze e, dall’altra, si deve mettere su un programma in grado
di misurare Io stress dei lavoratori. Ma la legge parla chiaro e, in qualche modo, ci si dovrà pure adattare.
Dal 1 agosto entra in vigore una disposizione, nell’ambito della legge sulla sicurezza dei luoghi di lavoro, che chiede alle aziende di aver un quadro più ampio dello stato di salute di chi è negli uffici nelle fabbriche, nelle aziende. Un obbligo che l’Italia ha già rinviato (si tratta di una normativa europea): doveva essere applicato dal 31 dicembre del 2008. L’altra estate, la decisione di far slittare il tutto al 2010. E ora, il margine di rinvio, sembra difficile. Nonostante i guai che affliggono le imprese e i lavoratori. Nonostante il periodo di ferie. Proprio nel 2008 è stato firmato un accordo sulla misurazione dello stress tra i sindacati e gli industriali europei. Accordo che recita così: «Lo stress è una condizione che può essere accompagnata da disturbi e disfunzioni di natura fisica, psicologica o sociale ed è conseguenza del fatto che taluni individui non si sentono in grado di corrispondere alle richieste e alle aspettative rivolte loro. Contrastare lo stress sul posto di lavoro, secondo gli esperti europei che hanno sollecitato questa intesa, «permette anche di ridurre i costi, perché spesso si traduce in bassa produttività, ore di lavoro perse e aumento delle assenze per malattia».
Gli esperti europei sono partiti da un dato per decidere di muoversi cd arrivare un’intesa che riguarda la Francia, come la Germania e l’Italia: lo stress, a leggere i certificati medici presentati alle imprese, riguarda un lavoratore europeo su quattro. «E’ il secondo problema di salute – fanno sapere gli analisti sanitari della Ue – legato all’attività lavorativa». Il costo economico per i quindici paesi europei, a Bruxelles sono fermi ai conti di 4-5 anni fa, supera i 30 miliardi di euro all’anno. Proprio allo stress e ai suoi effetti sull’organismo (avendo sempre i certificati medici come documenti per la rilevazione) sarebbero addebitabili negli ultimi anni, nella Ue, il 50-60% di tutte le giornate di malattia censite nel pubblico e nel privato. Ecco perché la legge., in agosto, arriverà anche da noi. Problema generale: quali sistemi, uguali per tutti, utilizzare per misurare lo stress? Altro problema generale: quanto costerà alle aziende questo obbligo? E poi:
come saranno utilizzati i risultati?
La sperimentazione inizierà nelle aziende sanitarie. La Fiaso (Federazione italiana di Asi e ospedali) ha già costituito un laboratorio di ricerca per mettere a punto un programma di lavoro: 11 Asl sono state prese a campione dal Piemonte alla Sicilia, per il Lazio la Rm E. «Migliorando il clima interno
- spiega Giovanni Monchiero, presidente della Fiaso e Direttore generale della Asi cuneese – la produttività cresce di oltre il 27% e l’indice dei clienti sale di ben 47 punti percentuali. Agendo sulle condizioni di lavoro di medici, infermieri, tecnici, e amministrativi la nostra Asl si è piazzata al secondo posto nella classifica delle aziende con minor tasso di assenteismo». Nella sanità sembra più facile pensare ad un gruppo di ascolto per i dipendenti, più complesso, invece, è portare lo stesso modello in qualsiasi altro ufficio. «In ospedale o in ambulatorio – aggiunge Giancarlo Sassoli del collegio sindacale Fiaso – è comprovato che i sanitari sottoposti a maggior stress da lavoro correlato commettono anche più errori».
Il problema, dunque, non sarà tanto nelle corsie e negli ambulatori ma nelle fabbriche e negli uffici di ogni tipo dove, ricordano le équipe di psicologi che studiano lo stress, «sarà molto importante dividere il malessere psicofisico legato al lavoro e quello privato, analizzare la condizione di ciascun dipendente e non cadere nel rischio che il risultato dell’esame di venti anche pretesto di rivendicazioni non corrette».