Strategia d’azione ambientale per lo sviluppo sostenibile dell’Italia, Documento

    Roma, 20 novembre 2001

    Oggetto: documento Strategia d’azione ambientale per lo sviluppo sostenibile dell’Italia

    Secondo l’impostazione comunitariae gli impegni assunti sul piano internazionale, il Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio ha elaborato il documento base per la definizione della Strategia d’azione ambientale per lo sviluppo sostenibile in Italia, che potrete trovare al seguente indirizzo Internet:
    www.minambiente.it/SVS/johannesburg/johannes.htm
    cliccare su il Cammino Nazionale e poi su bozza della Strategia Nazionale

    Ricordiamo che nel giugno 2001 il Consiglio europeo di Goteborg ha approvato la strategia per lo sviluppo sostenibile dell’U.E. affermando il principio per il quale nella definizione delle politiche di intervento deve essere preventivamente considerato il loro impatto economico, ambientale, sociale. Concetto sviluppato nel Sesto programma di azione per l’ambiente 2001-2210 segnalatovi a luglio e in documentazione.

    L’azione ambientale si definisce su 4 aree prioritarie, le stesse enunciate nel Sesto Programma U.E. :
    1.cambiamenti climatici e protezione della fascia dell’ozono
    2.protezione e valorizzazione sostenibile della natura e della biodiversità
    3.qualità dell’ambiente e qualità della vita negli ambienti urbani e nel territorio
    4.gestione sostenibile delle risorse naturali, soprattutto delle acque, modelli di produzione e consumo, e ciclo dei rifiuti

    Per ciascuna area tematica sono elaborati gli obiettivi generali e specifici di intervento, le azioni necessarie per realizzarli; gli strumenti normativi utilizzabili.
    Gli indirizzi che strutturano il documento ministeriale -preparato già nel precedente Governo- sono l’approccio strategico di lungo periodo e l’individuazione di obiettivi e azioni di attuazione immediata, entrambi accumulati da due criteri di fondo. Il primo è la dematerializzazione del sistema economico, cioè la riduzione della quantità di risorse naturali -rinnovabili e non- utilizzate dagli apparati produttivi e l’intervento sugli attuali modelli di consumo. Il secondo criterio è la partecipazione consapevole di tutti i coinvolti nella programmazione e attuazione dei processi.
    L’incremento della partecipazione è auspicato perché è un principio a favore della condivisione dei meccanismi che stanno alla base dell’innovazione e dello sviluppo, ma anche come valore in sé.
    Del resto, è la complessità dei processi che rende obbligatori il coinvolgimento di più soggetti per conoscere, definire e progettare percorsi articolati come lo sviluppo sostenibile.
    Al Consiglio dei Ministri del 5 ottobre 2001 il Ministro Matteoli ha presentato il documento nel quale si sostiene che le politiche governative di sviluppo sostenibile si avvarranno di un equilibrato uso di strumenti tra il sistema imprenditoriale, le pubbliche amministrazioni, i consumatori. Tuttavia gli strumenti dell’azione ambientale -in quella sede- sono soltanto accennati e non c’è approfondimento su qualcuno in particolare, né riferimenti alle risorse.
    Vi è una contraddizione tra questo documento, articolato e complesso per l’affermarsi di politiche ambientali integrate nelle politiche di settore, industriali e territoriali, e le dichiarazioni e azioni del Ministro Matteoli nel corso di questi primi mesi di dicastero e le stesse decisioni del Governo Berlusconi. Citiamo tra le altre:
    a)la delega al Governo per il riordino della legislazione in materia ambientale che rischia di smantellare il senso avanzato dell’impianto normativo degli ultimi anni che, se pure necessita di semplificazioni e razionalizzazione, non può essere assecondato a visioni ristrette di appendice o subordinazione alle impostazioni delle imprese
    b)l’articolo 15 (sui rifiuti) della legge obiettivo che potrebbe ostacolare un processo di industrializzazione del ciclo dei rifiuti e di innovazione del sistema delle imprese nel settore, rendendo meno trasparenti le azioni e il loro operato, attraverso l’abbassamento dei controlli, in un comparto caratterizzato da diffusa illegalità
    c)la limitazione dell’ANPA a strumento tecnico sotto la direzione ministeriale con poca o nulla autonomia di agenzia sia nel livello nazionale che nel suo sistema regionale
    d)l’accantonamento del confronto, ancora prima che del modello concertativo, con le organizzazioni sindacali.
    Nella comunicazione, comunque, il Ministro cita le forze sociali tra gli interlocutori interessati ad un vasto processo di confronto sul documento per la definizione della strategia e della sua attuazione. La CGIL, chiederà con CISL e UIL di essere coinvolta nelle fasi di confronto e valutazione delle linee strategiche anche in considerazione del mancato incontro tra organizzazioni sindacali nazionali e Ministero dell’Ambiente, a quasi 6 mesi dall’insediamento del nuovo esecutivo.

                p. Coordinamento Ambiente e Territorio CGIL
                Roberta Rossi