«Stranieri discriminati sul lavoro: sono le donne le prime vittime»

18/05/2005
    mercoledì 18 maggio 2005

      Pagina 29 Cronaca

      Studio dell´Ires-Cgil: a loro gli incarichi più pesanti, poca carriera, trattati male dai colleghi
      «Stranieri discriminati sul lavoro
      sono le donne le prime vittime»
      Impegnati illegalmente mezzo milione di minori

        ROMA – Sul lavoro esiste un «clima diffuso di comportamenti ostili verso gli immigrati». Per le lavoratrici donne questo clima è «molto peggiore», fino a tre volte, rispetto ai colleghi uomini. Sono le conclusioni del terzo rapporto dell´Ires-Cgil sulla percezione della discriminazione degli immigrati sul luogo di lavoro, presentato ieri nell´ambito della conferenza nazionale del sindacato sui temi dell´immigrazione. Gli stranieri regolarmente residenti in Italia sono quasi tre milioni, il 5% circa della popolazione complessiva. Il 60% dei lavoratori intervistati, contro il 42% dei datori di lavoro, segnala l´esistenza di «atteggiamenti discriminatori da parte dei colleghi». Fra questi le difficoltà per gli avanzamenti di carriera: solo il 35% ha affermato di aver sperimentato una qualche forma di miglioramento nell´inquadramento professionale.

        Le condizioni di lavoro sono molto peggiori per le lavoratrici immigrate, oggetto di minori tutele e di più precarietà: solo il 31,4% delle donne lavorava con contratto a tempo indeterminato al momento dell´intervista, contro il 73,6% degli uomini, e appena l´11,4% delle immigrate ha dichiarato di aver avuto un qualche salto di carriera, contro il 41,8% degli uomini. Le donne, inoltre, denunciano maggiormente di essere state vittime "spesso" o "qualche volta" di forme di discriminazione, sia da parte dei datori di lavoro (54% contro il 28% degli uomini) sia da parte dei colleghi (51% contro il 40%). Discorso a parte meritano poi le badanti, la cui percentuale è salita dal 20 al 45% del totale dalla prima alla seconda regolarizzazione. Si stima che circa otto donne straniere su dieci lavorino nel settore. Per la Cgil, esse sono l´esempio più evidente di «segregazione lavorativa», difficilmente raggiungibile, fra l´altro, sul piano sindacale.

        Secondo la Cgil poi in Italia ben 480-500 mila minori sono impegnati, illegalmente, nel mondo del lavoro. Circa 410 mila sono minori italiani, la restante parte minori immigrati. Il dato riflette la situazione dell´abbandono scolastico che fra i minori italiani è del 20% ma sale al 30% fra gli immigrati. Per quanto riguarda la discriminazione nell´inquadramento dei lavoratori extracomunitari a parità di titolo di studio, la maggioranza dei delegati sindacali nega la presenza del problema in azienda (71%). Se per l´87% degli italiani il problema non si pone, il 38% degli stranieri riconosce l´esistenza di discriminazione. A livello territoriale questa condizione è superiore nel settore industriale e nel nord-est mentre è nulla nel settore primario e nel meridione, ambiti invece denunciati fortemente dai delegati e lavoratori stranieri. Il 39% dei delegati stranieri e il 15% dei delegati italiani hanno denunciato che i lavoratori immigrati sono destinati a mansioni più gravose e il 25% e il 10% che sono soggetti a turni più disagiati come quelli notturni. Condizioni che sono alla base di una differenza netta tra il numero degli infortuni sul lavoro che nel 2003 hanno riguardato 44 italiani e 57 stranieri su mille, e nel 2004 il dato relativo agli italiani è sceso a quota 42, mentre quello sugli immigrati è salito a 65.

          (m.n.d.l)