“Stralciare l´articolo 18? Vedremo”

11/03/2002

 
 
Pagina 9 – Economia
 
 
Il premier non vuole la rottura coi sindacati: la prossima settimana un´importante decisione. Maroni: il tormentone sta per finire
"Stralciare l´articolo 18? Vedremo"

Berlusconi: nessuna retromarcia ma non faremo le barricate
          Governo e opposizione preparano due progetti di Statuto dei lavori per tutelare anche i precari e riformare gli ammortizzatori sociali
          RICCARDO DE GENNARO

          ROMA – La scelta «politica» di non andare allo scontro con i sindacati sull´articolo 18 il governo l´ha fatta: ne convengono ora, dopo i centristi dell´Udc e An, anche la Lega Nord di Bossi e Forza Italia, che finora avevano ribadito «niente stralcio». A questo punto tocca al ministro del Welfare, Roberto Maroni, trovare la soluzione giusta affinchè non si possa parlare di sconfitta del governo, «retromarcia» o cose di questo genere. Insomma, una specie di quadratura del cerchio, che non faccia perdere l´onore all´esecutivo. Preso atto che la parola «stralcio» non è più tabù, Maroni ieri ha confermato che «il tormentone dell´articolo 18 finirà la prossima settimana» con la nuova proposta del governo. Che si ritrova a dover «gestire» nuovamente una palla rovente, scaricata invano alle parti sociali e tornata nelle sue mani dopo le conclusioni del congresso Uil. Maroni non anticipa nulla: «Ne parlerò prima con il presidente del consiglio».
          A questo proposito, Berlusconi ieri ha riferito al cancelliere tedesco Schroeder che «il governo non fa marcia indietro ma si trova a prendere una decisione importante nei prossimi giorni per rimuovere e modificare il mercato del lavoro come viene chiesto dall´Europa, senza per questo incidere sulla sicurezza dei lavoratori». Ci sarà lo stralcio? «Ma, vedremo», ha risposto il premier, lamentando il fatto che dell´articolo 18 si sia fatto «un simbolo, una bandiera, quasi un moloch».
          L´ipotesi che ha preso corpo in questi ultimi giorni parla di una «riscrittura» dell´articolo 10 della delega, attraverso la soppressione di qualunque riferimento alla norma che tutela i lavoratori dal licenziamento senza giusta causa. Con una porta che il governo vorrebbe comunque aprire sulla flessibilità: l´inserimento di un nuovo articolo nella delega che preveda un disegno di legge per la definizione di un nuovo Statuto dei lavori contenente tutele salariali e previdenziali per i lavoratori atipici. Il provvedimento avrebbe bisogno, ancora una volta, di un avviso comune tra le parti sociali. A quel punto, però, il rischio è che si riapra una partita già vista e che prosegua lo scontro sui licenziamenti senza giusta causa. Vari gruppi sono all´opera per la definizione dello Statuto dei lavori: il tandem Amato-Treu per l´Ulivo, Ccd-Cdu con Sergio D´Antoni, una commissione di governo guidata da Marco Biagi, consulente del ministero del Lavoro e della Confindustria.
          E il tavolo delle parti sociali, al quale si è seduta finora soltanto la Cisl? Se la nuova proposta del governo sull´articolo 18 sarà di piena soddisfazione per i sindacati, il confronto potrà ripartire, a meno che non sia la Confindustria questa volta a sfilarsi, coerente con le parole del suo presidente D´Amato: «Se non si parla delle modifiche all´articolo 18, saremo noi a non sederci al tavolo». Ma non è questo l´unico problema: per decollare il tavolo ha bisogno delle risorse per i nuovi ammortizzatori sociali, risorse che il ministro Tremonti finora ha negato.