Stralci della proposta di Amato e Treu sui «diritti del lavoro»

18/04/2002

IL DOCUMENTO


Pubblichiamo alcuni stralci della proposta di Giuliano Amato e Tiziano Treu sui «diritti del lavoro». Il testo integrale sarà sul prossimo numero – in edicola tra una settimana – di Italianieuropei, il bimestrale del riformismo italiano diretto da Giuliano Amato e Massimo D’Alema. Nella rivista, oltre a una discussione sui limiti culturali con cui la sinistra ha letto il fenomeno televisivo, gli interventi di Amato sul riformismo delle libertà, di D’Alema sul dialogo tra laici e credenti, e un contradditorio tra Pierluigi Battista e Nicola Tranfaglia su intellettuali e politica.


La sfida: tutele insieme a flessibilità
Scopo della nostra iniziativa è quello di recuperare le forme di flessibilità introdotte in questi anni a un quadro generale di principi e di diritti, che corrisponda, senza alcun ritorno all’indietro, al nuovo mondo del lavoro.
Non si può prescindere dall’individualizzazione del lavoro. L’azione collettiva non può prescindere dalla intervenuta individualizzazione del lavoro e deve quindi essere riqualificata, ma non può essere cancellata, senza che ne risultino danneggiate, oltre alle ragioni dei lavoratori, quelle della stessa efficienza. Mentre la flessibilità collegata all’individualizzazione contribuisce alla competitività complessiva dell’economia se ed in quanto possa mettere a disposizione delle imprese un lavoro meno rigido, ma anche più qualificato e permanentemente qualificato in funzione di una concorrenza interna e internazionale che si gioca sul terreno dell’innovazione e della qualità non meno che sul terreno dei costi. La nostra proposta perciò è finalizzata: alla ridefinizione lungo una scala continua delle diversificate forme di lavoro oggi esistenti, partendo da una disciplina e da tutele di base comuni a tutti i tipi di lavoro, per procedere poi gradualmente verso normative e tutele differenziate e ulteriori; alla valorizzazione in ciascuna di queste forme del capitale umano del paese, riconoscendo un ruolo centrale alla formazione, lungo tutto l’arco della vita lavorativa; al riordinamento delle tutele facenti capo oggi agli ammortizzatori sociali in funzione delle nuove caratteristiche del mercato del lavoro; alla riqualificazione dei momenti di azione e di autonomia collettiva nell’ambito di una rinnovata cornice legislativa (…).
Formazione e politiche attive. Si deve garantire un diritto alla formazione per l’intero arco della vita mirante ad assicurare continuità alla traiettoria lavorativa dell’individuo nelle fasi di transizione, di perdita dell’impiego, di sospensione o di interruzione dell’attività lavorativa. Ciò comporta: il diritto di accesso gratuito alle informazioni riguardanti le offerte di lavoro e formative, ai servizi per l’impiego nei primi sei mesi di inoccupazione e, nei dodici mesi successivi alla perdita di un impiego, il diritto di ricevere una proposta formativa, di riqualificazione o di lavoro. (…) Occorre prevedere adeguate forme di finanziamento per l’attività di formazione così come configurata: a) tramite contributi delle parti sociali, eventualmente integrati da risorse pubbliche, ad un apposito fondo, i cui prelievi dovranno essere regolati secondo procedure concordate collettivamente; b) tramite agevolazioni fiscali (…).
Ammortizzatori sociali. In un mercato del lavoro in cui la mobilità lavorativa si caratterizza ormai come un aspetto fisiologico e non come un’evenienza eccezionale e traumatica, non si può continuare a concepire gli ammortizzatori sociali esclusivamente in funzione di eventi a carattere eccezionale. Ciò richiede che il funzionamento dei nuovi ammortizzatori sia strettamente integrato con i servizi all’impiego e con la formazione continua. (…) Più specificamente si propone di riorganizzare le provvidenze su due livelli fondamentali.
1. Ammortizzatori sociali di base. Qui la priorità è armonizzare i trattamenti (…) per configurare un livello di trattamento comune per tutte le integrazioni al reddito in caso di perdita della precedente occupazione. Questi ammortizzatori di base andranno applicati a tutti i lavoratori (…). La seconda esigenza è di ampliare il contenuto di queste provvidenze sociali di base. Il finanziamento dovrà essere misto: in parte dalla fiscalità generale e in parte dai contributi delle categorie interessate (…).
2. Trattamenti in caso di sospensione temporanea del lavoro. L’obiettivo generale è di finalizzare questi istituti non solo all’obbiettivo di composizione dei conflitti, ma di una efficiente allocazione della risorsa lavoro a fronte delle riorganizzazioni aziendali, in specie nel caso di eccedenza di personale. A tal fine anche l’uso di questi ammortizzatori andrà coordinato strettamente con l’attività dei servizi all’impiego e con la formazione continua (…). La riorganizzazione, va perseguita in tre direzioni: a) armonizzare le attuali forme di cassa integrazione; b) estendere gli istituti di integrazione salariale a tutte le categorie escluse; c) definire in modo rigoroso la durata dell’integrazione e prevedere tassi di copertura decrescenti nel tempo. Questi ammortizzatori dovranno finanziarsi essenzialmente su base assicurativa.
Lo schema dei diritti. (Segue l’elenco delle normative di base applicabili via via a tutte le forme di lavoro, ndr)
Certificazione. Obiettivo della certificazione è di stabilire procedure volontarie e incentivanti per ridurre il contenzioso in materia di qualificazione dei rapporti di lavoro. Nei singoli casi in cui tali procedure non eliminino il contenzioso, non può che restare fermo il diritto di rivolgersi al giudice (…).

Giovedí 18 Aprile 2002