Strage di Marcinelle, Napolitano: la sicurezza sul lavoro è un dovere

09/08/2010

Per Giorgio Napolitano la tragedia di Marcinelle è un «angoscioso ricordo », il simbolo «del sacrificio del lavoro italiano nel mondo». Ricordarlo oggi, a 54 anni di distanza, per il Capo dello Stato significa anche rinnovareunmonito che ha caratterizzato la sua presidenza fin dal giorno della sua elezione. Il monito a mantenere forte l’impegno delle istituzioni sul fronte della sicurezza del lavoro. Questo il centro del messaggio che Napolitano ha inviato ieri per commemorare la strage dell’8 agosto 1956 nella cittadina belga.
PROGRESSI
Così quei 262 minatori morti intrappolati inun pozzo circondato dal fuoco di un’esplosione, «parlano» ancora al nostro Paese e alle sue istituzioni. Chiedono l’attenzione al lavoro che oggi l’agenda politica sembra dimenticare, e che il presidente torna a riscrivere con forza. Pensare a chi lavora, a chi rischia, agli umili. Le vittime di Marcinelle in vita venivano chiamate «musi neri», per i volti anneriti dal carbone e dalla fatica. Ma anche perché arrivavano lì, nella Mitteleuropa, dai paesi più poveri: 136 era italiani. Secondo Napolitano «la sicurezza sul lavoro deve continuare ad essere un impegno inderogabile ed assoluto». «Gli indubbi progressi conseguiti a tale proposito nell’ultimo mezzo secolo – scrive ancora il presidente – non possono infatti giustificare alcuna caduta di impegno delle istituzioni e degli altri soggetti responsabili, a fronte del ripresentarsi, in condizioni nuove, di problemi e pericoli non meno gravi che nel passato».
Il richiamo è d’obbligo per un Paese che ancora conta oltre mille morti bianche all’anno, anche nei mesi di crisi nera con il lavoro ridotto al minimo. Il 2009 ha segnato uncalo (-6%) dovuto alla crisi: ma restano 1050 i lutti che hanno colpito famiglie spesso tra le più deboli. Il tema della sicurezza sul lavoro ha dominato il confronto tra governo e opposizione fin dalla nascita del Berlusconi quater. Appena giunto al ministero, Maurizio Sacconi ha smontato quel sistema di controlli e adempimenti voluto dal suo predecessore Cesare Damiano. Un esempio per tutti, l’obbligo di formalizzare l’assunzione prima di iniziare il lavoro. Oggi torniamo ad assistere a incidenti guarda caso spesso nel primo giorno di lavoro della vittima: in realtà i lavoratori vengono regolarizzati solo dopo l’incidente.
SACRIFICIO
Al richiamo del Colle ha fatto eco quello del presidente del Senato Renato Schifani.«Nel ricordo di quegli uomini che in anni difficili per il nostro paese decisero di emigrare alla ricerca di nuove possibilità per se stessi e le loro famiglie – scrive il presidente – ricorre oggi la “Giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano nel mondo”. Mantenere viva la memoria dei nostri concittadini caduti sul lavoro, in Italia e all’estero, è per noi tutti un dovere morale e un segno della nostra riconoscenza verso quei martiri dell’operosità italiana e del progresso civile». Sempre presente anche il ricordo dell’Inca Cgil. «Ogni anno, in occasione del triste anniversario – scrive Morena Piccinini – è importante e doveroso ricordare la storia dei lavoratori italiani emigrati perché aiuta a far comprendere quanto sia importante il ruolo del sindacato e del patronato in difesa dei diritti». Più sicurezza e più diritti chiede anche il responsabile welfare
dell’Idv Maurizio Zipponi, mentre Lorenzo Cesa (Udc) chiede lavoro dignitoso per i giovani immigrati di oggi.