Storia di Irma, colf peruviana “Ora sarò clandestina a vita”

15/07/2002


 
SABATO, 13 LUGLIO 2002
 
Pagina 21 – Interni
 
IL CASO
 
Parla una delle tante extracomunitarie a servizio in nero: "Il problema non sono le impronte"
 
Storia di Irma, colf peruviana "Ora sarò clandestina a vita"
 
"Questa legge è fatta per non permettere più a nessuno di entrare nel vostro paese"
 
CONCITA DE GREGORIO

ROMA – A Irma di mettere le sue impronte digitali su un pezzo di carta non importa niente. Dice che non capisce lo scandalo. «Dev´essere un problema vostro, della vostra cultura. Come si dice? Una questione di filosofia. La rispetto, per carità. Ma fra di noi ci diciamo sempre: come mai parleranno tanto delle impronte? "Si non debes no temes", come si dice? Se sei una persona tranquilla sana che non ha fatto nulla perché dovresti essere preoccupato di lasciare le tue impronte. Se non devi nulla a nessuno. E´ che da noi, in Perù, è una cosa normale: le impronte le devi mettere sempre, per farti la carta d´identità per fare il servizio militare. I problemi veri, grossi, sono altri. Io per esempio prima o poi vorrei tornare a Lima, perché mia figlia che ha sei anni mi chiede del padre, e il padre verrebbe anche qui a Roma ma io non posso farlo venire perché non sono regolare. Lavoro a ore, da tre famiglie diverse: tre mattine da una, tre mattine da un´altra e i pomeriggi dalla terza. Prima facevo la colf, ma quando è nata la bambina non potevo più dormire fuori, e le famiglie italiane se hai un figlio piccolo non lo vogliono, dicono che poi non lavori abbastanza coi figli loro perché hai anche da pensare al tuo, lo capisco».
«Allora ho dovuto cercare una casa, ma se non hai una busta paga nessuno ti fa un contratto d´affitto. Perciò devi affittare al nero: 300 mila un letto, di solito tre o quattro letti per stanza. Al principio eravamo in dodici, la proprietaria era italiana. No, loro non ci vivono mai nelle case: le affittano solo. Veniva la signora a prendere i soldi, e basta. Adesso però, con la bambina, sono da mia sorella perché i bambini piccoli nelle case non li vogliono, fanno rumore e sporcano. Ora io aspettavo questa sanatoria, però il problema è che nessuna delle tre famiglie dove lavoro la vuole fare perché dicono che non gli conviene, per tre giorni, che magari aspettano di farlo a una fissa. Allora rischio di perdere il lavoro, oppure convinco la signora dove vado i pomeriggi, però lei mi ha già detto che se c´è da spendere pago io. Cioè: tutti i soldi che ci sono da pagare per fare le carte li devo mettere io, e poi dopo i contributi lei me li toglie da quello che mi da. E´ così, è la regola: 15 mila l´ora al nero, 8 mila con i contributi. A volte 10 mila, se hai fortuna e se lavori meno ore. Allora io non so mica se ce la faccio poi con la metà dei soldi a pagare l´affitto, e le spese della bambina. Ho appena pagato i soldi del pasador, come si dice?»
«Il pasador. Quello che ti fa arrivare in Italia. E´ uno che sta qui. Costa 5 mila dollari, venire. Uno in Perù ti da le carte false: il passaporto, sì. Io ce l´avevo ecuadoriano, perché dall´Ecuador non ci vuole il visto. Tanto i soldi se non li dai al pasador li devi dare allo stato italiano. Quando è venuta mia madre mia sorella, quella regolare, è andata alla banca a fare come si dice? fidejussione o non so, ha lasciato dieci milioni e la regola era che se mia madre tornava in Perù ce li restituivano, se no no. Mamma è rimasta, e loro hanno tenuto i soldi. E´ come i 5 mila dollari del pasador, no? C´è differenza c´è? Paghi per entrare, e dopo sei comunque clandestino».
«Ora però io voglio dire che questa legge nuova è fatta per non fare entrare più nessuno. Perché per venire devi avere già un contratto di lavoro, e nessuno fa un contratto a una persona che non conosce. A mio fratello, che da tre anni guarda una signora anziana al Circeo, prende un milione e sei al mese lavora giorno e notte anche sabato e domenica, hanno detto: "Noi ti mettiamo in regola, ma tu dici che lavori qui da un mese". Lo capisco, non vogliono mica pagare gli arretrati. Però se tu gli dici allora il contratto fatelo a Celia, che è la nostra sorella più piccola ed è rimasta sola a Lima, loro ti dicono no: lo facciamo a te perché ti conosciamo, a tua sorella no. Allora vede? Non entra più nessuno. E quindi devi ricominciare come prima: col pasador, i dollari, e nasconderti nelle case delle signore italiane che passano a fine mese a prendere la busta coi soldi ».