Storace, Scajola e Billè per il bis

21/04/2005
    giovedì 21 aprile 2005

    Storace, Scajola e Billè per il bis
    Lunardi via dalle Infrastrutture. Via Sirchia per Buttiglione. Calderoli punta i piedi: le Riforme a me

      Natalia Lombardo

        ROMA Cambiando l’ordine dei fattori il prodotto non cambia di molto. Soprattutto se An e Udc non ottengono dal premier il vero segno di «discontinuità»: un Berlusconi-Bis con un ministero in meno per la Lega. Se non quello delle Riforme almeno la Giustizia. New entry nel toto-ministri: Billè alle Attività Produttive, Adornato alla Cultura e Storace alla Funzione Pubblica. Tutti boatos di Palazzo, comunque. Il mercato delle poltrone impazza tra Montecitorio e Palazzo Madama. E, mentre Berlusconi saliva al Quirinale, nel pantano della maggioranza si ingigantiva come un iceberg lo «scoglio Calderoli».

          Due i nodi del risiko sul toto-ministri: sfilare alla Lega la poltrona simbolo del ministero delle Riforme, magari con una compensazione per Roberto Calderoli come vicepremier e un interim alle Riforme per Berlusconi stesso. In seconda battuta: via la Giustizia. Il secondo nodo è l’incognita più pesante, e tutta politica, sulla nascita del Berlusconi-Bis: Marco Follini «non brama» di rientare nel governo, né come vicepremier, né altro, dicono da Via due Macelli; comunque aspetta che «sia Berlusconi a fare la sua richiesta». Perché c’è il rischio che la nuova squadra, (quella che il premier «ha in testa ma non in tasca») sia «una fotocopia sbiadita». Il che manterrebbe i centristi sulla linea di dissenso, se non di appoggio esterno. Sarebbe un governo a orologeria, pronto ad esplodere alla Finanziaria in autunno, è la preoccupazione dei forzisti.

            Sulla prima ipotesi: dare il ministero delle Riforme a chi ha un profilo meno padano, si parlava di un siciliano di FI come Enrico La Loggia oppure Aldo Brancher, che è più verde lega che azzurro. Qualche sospetto su Giulio Tremonti, al quale dicono l’avrebbe chiesto Berlusconi. Calderoli di prima mattina ha messo le barricate a Palazzo Grazioli per scongiurare la defenestrazione. «Siamo gli unici che alle elezioni abbiamo guadagnato, perché dovremmo perdere qualcosa?», è il ragionamento dei leghisti. Ma qualcosa devono cedere, su questo An e Udc non demordono. «Nulla di personale contro Calderoli, ma un ministero tanto contestato al Sud sarebbe meglio che fosse rappresentato da un’altra persona» dicono i centristi.

            «Sarebbe bello che ci fosse qualcuno che spieghi la Devolution al Sud…», è l’auspicio di Buttiglione (candidatura inconscia?…). Anche il ministro della Giustizia, Roberto Castelli, ieri ha puntato i piedi ma in serata sembrava probabile il suo addio da Via Arenula (affondato dalla mancanza del numero legale sulla contumacia), per diventare il terzo vicepremier: al suo posto come Guardasigilli Michele Vietti, sottosegretario Udc.

              Il tempo fissato dal presidente Ciampi per le consultazioni scade venerdì a mezzogiorno. Ieri sera nessun vertice di maggioranza, solo trattative «singole», dicono. Gianfranco Fini le segue di persona, confermato alla Farnesina e come vicepremier. Berlusconi cambierebbe il meno possibile. Un rimpastone. Le uniche cose certe sono le uscite dei «tecnici»: fuori Girolamo Sirchia dal ministero della Salute, via anche Pietro Lunardi dalle Infrastrutture. E via anche Antonio Marzano (FI) dalle Attività Produttive: il ministero sarebbe finalmente sdoppiato con il Commercio Estero, pronto per una promozione a ministro di Adolfo Urso. Il viceministro di An da due giorni cura i rapporti a Montecitorio, mentre ieri al consiglio dei ministri nella sala Cavour del Senato Marzano è andato via arrabbiato. Per le Attività Produttive si insiste su un ingresso di Sergio Billè, presidente di ConfCommercio.

                Al posto di Sirchia punta l’Udc: forse Rocco Buttiglione, che lascerebbe le Politiche Comunitarie alla new entry repubblicana Giorgio La Malfa. Il professore centrista ieri alle tre si dilettava in giochi di parole: «L’accordo ci potrebbe essere, ma potrebbe anche non esserci. E se c’è potrebbe anche essere disdetto». Per concludere in tono: «Che Dio ce la mandi buona…». E se Follini non rientrasse a Palazzo Chigi, ci sarebbe comunque il posto di vicepremier per un centrista, magari lo stesso Buttiglione. Mario Baccini, (Funzione Pubblica per pochi mesi) è un portatore di voti all’Udc: navigherebbe meglio alla Sanità, o alle Attività Produttive. Il «berluscones» Carlo Giovanardi potrebbe lasciare i Rapporti col Parlamento per andare a Strasburgo al posto di De Poli, cedendo il ministero a Calderoli, se fosse tolto dalle Riforme. Per le Infrastrutture si parla del ritorno di Claudio Scajola, che lascerebbe l’Attuazione del Programma al socialista Stefano Caldoro. Un cambio in casa FI: da un «tecnico» di fiducia del premier al «tecnico» del partito del premier. Per An, torna in pista Francesco Storace per la Funzione Pubblica (una garanzia per l’elettorato medio di An, lo «statale»). Troppa Destra Sociale? Spunta Ignazio La Russa. Infine Giuliano Urbani che si è escluso da solo: al suo posto ai Beni Culturali si parla di Ferdinando Adornato, considerato l’intellettuale di FI.