Stop congressi, a rischio pmi

28/02/2003

ItaliaOggi (Turismo)
Numero
050, pag. 15 del 28/2/2003


Le associazioni dei meeting planner preannunciano migliaia di licenziamenti.

Stop congressi, a rischio pmi

Forti proteste dopo la decisione di Farmindustria

La decisione di Farmindustria di sospendere da subito tutti i congressi medici in attesa di ricevere dal ministero della salute norme chiare e definitive sta mettendo in ginocchio tutte le imprese congressuali che occupano più di 15 mila persone e l’effetto domino che ne consegue sta travolgendo le mille imprese interessate direttamente o indirettamente: agenzie, meeting planner, centri congressuali, alberghi, trasporti, assistenti, interpreti, personale tecnico, società di audio-video e compagnie aeree.

L’Assi, una delle associazioni che rappresentano le imprese organizzatrici, ricorda che la partecipazione ai congressi si esercita prenotando e pagando con largo anticipo tutti i servizi preposti, e le stesse agenzie congressuali sono i soggetti che si impegnano finanziariamente e professionalmente per permettere l’accesso dei medici italiani ai congressi internazionali e nazionali.

La sospensione di ogni attività congressuale presa dalla giunta della Farmindustria nella seduta del 19 febbraio sembra ignorare che cospicui impegni finanziari e contrattuali sono già stati presi per tutte le attività congressuali del 1° e 2° semestre 2003 dalle agenzie incaricate e gli accordi e contratti presi tra aziende farmaceutiche e agenzie dovranno comunque essere rispettati.

Già la legge n. 112 del 15 giugno 2002 ha penalizzato i congressi internazionali in Italia a favore di altre nazioni e con l’ultima Finanziaria, e fino al 2006, si è decurtato il 75% ai congressi internazionali e nazionali. Il grave danno economico che ne consegue rischia di travolgere il settore, già messo a dura prova non solo dalla stasi economica in atto ma, ancor di più, dai venti di guerra che hanno annullato tutti gli sforzi fatti per superare la grave crisi all’indomani dell’11 settembre.

´Tale sospensione significherebbe, se messa in atto’, spiega l’Assi, ´la perdita certa di posti di lavoro in un settore dove non è prevista nessuna forma di ammortizzatori sociali, dove non c’è la cassa integrazione e dove le imprese che fino a due anni or sono avevano una crescita in termini di occupazione di oltre il 4% rischiano adesso la chiusura. Ci domandiamo’, continua la nota, ´la legittimità delle decisioni prese da Farmindustria anche alla luce delle normative antitrust. Segnaliamo che i congressi medici da decenni si svolgono regolarmente negli Stati Uniti, in Europa, in Australia e in Asia. Impedire solo in Italia la circolazione di informazioni e metodi di formazione con l’abrogazione della partecipazione ai congressi, in base a un presunto uso improprio del mezzo di formazione, è quanto meno demagogico e porterebbe la classe medica italiana in una posizione di arretratezza imbarazzante’.