«Stop» alle offerte per il tessile Rinascente

25/11/2004

    giovedì 25 novembre 2004

    sezione: FINANZA E MERCATI – pag: 31
    «Stop» alle offerte per il tessile Rinascente
    CARLO FESTA

    MILANO • È scaduto ieri il termine per la presentazione all’advisor Lazard delle offerte non vincolanti per la parte tessile della Rinascente, controllata da Eurofind (joint venture tra Ifil ed Auchan). Rispetto alle circa 30 manifestazioni d’interesse iniziali si sarebbe ridotto il numero dei partecipanti all’asta. In gara ci sarebbero diverse cordate formate fra soggetti del private equity e gruppi del real estate, vista anche l’entità della componente immobiliare nell’operazione: nel patrimonio di Rinascente ci sono infatti diversi edifici di grande pregio, tra i quali i grandi magazzini a Milano in piazza Duomo.

    L’intero patrimonio avrebbe un prezzo di mercato tra i 600 e gli 800 milioni rispetto a un valore di carico di 200 milioni. La parte industriale RinascenteUpim nel 2003 ha invece evidenziato 900 milioni di ricavi, sui quali in futuro andrà a pesare il costo degli affitti per gli immobili.


    In questa fase non sarebbero ancora state completate le cordate. Pirelli Real Estate si sarebbe affiancata a Deutsche Bank e alla famiglia di imprenditori Borletti. In campo sarebbero scese anche le cordate formate da Bc PartnersBeni Stabili, CvcMorgan Stanley,mentre Carlyle si sarebbe presentato da solo (come consulente ci sarebbe l’ex manager Benetton e Marzotto Silvano Storer) visto che l’investitore istituzionale americano ha al suo interno anche un braccio dedicato al mattone. La situazione sarebbe fluida e potrebbero esserci delle novità. In gara o alla ricerca di un partner sarebbero anche Investitori Associati, Bs Private Equity, Pai, 3i, Vestar, Apax, Bain Capital, Abn Amro Capital. Tra i partecipanti immobiliari ci sarebbero invece Blackstone, Simon Property e Whitehall (fondo di Goldman Sachs).


    Non ancora definita la presenza del fondo Pm & Partners che ieri nel tardo pomeriggio non era ancora tra i bidder: secondo indiscrezioni, tuttavia, il fondo guidato da Francesco Panfilo potrebbe avere trovato un alleato nelle ultime ore antecedenti la scadenza. Incerta anche la presenza di Colony Capital, il gruppo immobiliare Usa di Tom Barrack che doveva nelle intenzioni iniziali essere alleato a Texas Pacific Group.


    Il fondo Bridgepoint si sarebbe invece ritirato dalla gara. Avrebbero guardato il dossier anche i fondi InvestIndustrial e Charterhouse Development Capital, che tuttavia sembra non abbiano ritenuto il sistema di asta competitiva adatto al proprio modello strategico.