Stop alle liti sui rapporti di lavoro

12/06/2003

ItaliaOggi (Lavoro e Previdenza)
Numero
138, pag. 33 del 12/6/2003
di Daniele Cirioli

Nel decreto di riforma la procedura diretta a evitare il contenzioso sulla natura del contratto.
Stop alle liti sui rapporti di lavoro

Qualificazione certificata da università, dpl ed enti bilaterali

Stop a vertenze sindacali sulla natura dei rapporti di lavoro. Imprese e lavoratori potranno decidere di certificare la qualificazione del contratto di lavoro e prevenire, così, il contenzioso in materia. La novità riguarderà, tra l’altro, le nuove co.co.co. e i contratti di associazione in partecipazione e sarà affidata agli enti bilaterali, alle università e alle direzione provinciali del lavoro. Resterà fermo, in ogni caso, la possibilità di adire il giudice del lavoro in caso di errata qualificazione o in presenza di vizi del consenso. È quanto prevede lo schema di dlgs attuativo della legge n. 30/03, in materia di certificazione dei contratti di lavoro.

Che cosa si certifica. L’introduzione della certificazione avviene con una precisa finalità: ridurre il contenzioso in materia di qualificazione di alcuni contratti di lavoro. Si tratterà di una procedura volontaria, nel senso che non viene imposta per legge ma sarà conseguente alla libera decisione delle parti del contratto di lavoro (prestatore di lavoro e datore di lavoro), attivabile mediante istanza scritta comune. La certificazione riguarderà solo i seguenti contratti di lavoro: intermittente, ripartito, a tempo parziale e a progetto (le nuove co.co.co), nonché i contratti di associazione in partecipazione la cui disciplina è prevista agli articoli 2549-2554 del codice civile.

Chi certifica. Lo schema di dlgs introduce apposite ´commissioni di certificazione’ a cui affida il nuovo compito di autenticazione dei rapporti di lavoro. Tali organi andranno istituiti presso gli enti bilaterali, presso le direzioni provinciali del lavoro e presso le università pubbliche e private, comprese le fondazioni universitarie.

Procedura. Tempi e modi per richiedere ed ottenere la certificazione non sono meglio specificati. Lo schema di dlgs si limita a precisare che qualora le parti intendano presentare l’istanza di avvio della procedura di certificazione presso le dpl, le parti stesse dovranno rivolgersi alla commissione nella cui circoscrizione si trova l’azienda o una sua dipendenza alla quale sarà addetto il lavoratore. E che nel caso in cui le parti intendano presentare l’istanza di avvio della procedura di certificazione alle commissioni istituite a iniziativa degli enti bilaterali, si dovranno rivolgere alle commissioni costituite dalle rispettive associazioni dei datori dei lavoratori. Per il resto, il provvedimento rimette la fissazione delle regole di certificazione direttamente alle commissioni mediante l’approvazione di appositi codici di buone pratiche. All’uopo, fissa alcuni principi, tra cui quelli che stabiliscono che il procedimento di certificazione debba concludersi entro il termine di 30 giorni dal ricevimento dell’istanza; che l’atto di certificazione debba essere sempre motivato e contenere il termine e l’autorità cui è possibile ricorrere; che l’atto di certificazione debba contenere esplicita menzione degli effetti civili, amministrativi, previdenziali o fiscali, in relazioni ai quali le parti chiedono la certificazione medesima.

Ricorsi. Nei confronti dell’atto di certificazione, le parti nonché i terzi nella cui sfera giuridica l’atto stesso è destinato a produrre effetti, possono proporre ricorso presso il tribunale in funzione di giudice del lavoro (articolo 413 del cpc), per erronea qualificazione del contratto, per difformità tra il programma negoziale certificato e la sua successiva attuazione, per vizi del consenso.