Stop alle dimissioni «in bianco»: c’è la legge

26/09/2007
    mercoledì 26 settembre 2007

    Pagina 13 – Economia & Lavoro

    Stop alle dimissioni «in bianco», c’è la legge

      Più difficile ora per i padroni discriminare lavoratrici e lavoratori al momento dell’assunzione

      di Nedo Canetti

      Sarà ora più difficile per certi datori di lavoro pretendere dai lavoratori e soprattutto dalle lavoratrici le cosiddette «dimissioni in bianco». Ieri il Senato ha definitivamente approvato il ddl, già votato alla Camera, che si propone di stroncare questo triste fenomeno, che -come denunciano i sindacati e i presentatori della proposta- con sempre maggior frequenza, si va affermando nel nostro Paese. Hanno votato a favore i partiti dell’Unione e An, contro Fi e la Lega. E’ ormai documentato, infatti, che non pochi datori di lavoro fanno sottoscrivere ai lavoratori e alle lavoratrici false dimissioni, cioè dimissioni in bianco, al momento dell’assunzione, «quando- come ricorda la relatrice, Colomba Mongiello, Ulivo- il rapporto di forza tra i contraenti è a favore dei padroni». Le «dimissioni» vengono poi utilizzate per consentire un agevole licenziamento delle dipendenti in casi di maternità, per ragioni fiscali o al fine di sgravare l’impresa dal pagamento del periodo di assenza per eventi imprevisti, quali infortunio o malattia.

      Secondo quanto segnalato dagli uffici vertenza di Cgil, Cisl e Uil, ogni anno migliaia di lavoratori chiedono assistenza legale. per il tentativo di estorsione di queste «dimissioni volontarie» e per l’utilizzo vessatorio di tale strumento. Tuttavia, essendo l’onere probatorio in capo del lavoratore, poche decine sono i casi che si traducono in una prova scritta o testimoniale in grado di rendere nullo l’atto di cessazione del rapporto. Nella maggioranza dei casi, il fenomeno rimane nel sommerso. La legge approvata, si pone l’obiettivo di neutralizzare gli effetti della richiesta preventiva delle «dimissioni». Viene previsto che la validità della dichiarazione di dimissione volontaria è vincolata all’utilizzo, da parte del lavoratore di appositi moduli, usufruibili solo attraverso gli uffici provinciali del lavoro e i comuni, contrassegnati da codici alfanumerici progressivi e da una data di emissione che garantisca la loro non contraffazione, e al tempo stesso l’utilizzabilità solo in prossimità della effettiva manifestazione della volontà del lavoratore di porre termine al rapporto di lavoro. «Un meccanismo semplice e non oneroso -sottolinea Mongiello- ma estremamente efficace». «Un provvedimento -ricorda Giorgio Roilo nell’annunciare il sì dell’Ulivo- che assume particolari valenze antidiscriminatorie a tutela dei diritti fondamentali dei lavoratori».