Stop a condoni fiscali e una tantum

02/07/2003

ItaliaOggi (Primo Piano)
Numero
155, pag. 3 del 2/7/2003
di Filippo Caleri


L’Ocse, l’organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, striglia l’esecutivo sui conti.

Stop a condoni fiscali e una tantum

Sì alle gabbie salariali tra Nord e Sud. Riforme non rinviabili

Stop ai condoni fiscali e alle altre misure una tantum. Si alle gabbie salariali tra Nord e Sud. E via subito alle riforme strutturali nel settore delle pensioni e della sanità. A sanare il deficit dei conti pubblici non basterà, infatti, l’ottimismo del governo italiano che prevede avanzi primari in media del 4-5% del pil fino al 2006, né la crescita del prodotto interno lordo, caduta bruscamente nel 2002, ancora asfittica nel 2003, e che sarà allineata a quella dei paesi Ue solo nel 2004. Attenzione, infine, a eliminare l’Irap senza trovare prima fonti di gettito alternativo. I suggerimenti al governo italiano arrivano dall’Ocse, l’organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, che ha diffuso ieri il suo rapporto 2003 sull’Italia. E in cui ha sollecitato l’esecutivo a prendere provvedimenti in grado di incidere sulla spesa pubblica in modo permanente con interventi su pensioni e sanità. Ma per rimettere in pareggio le finanze statali altri sono i campi in cui le riforme non possono più tardare. Come la pubblica amministrazione, per esempio, che a fronte di un costo elevato offre ancora poco in termini di rapporto qualità/prezzo. Oppure la scarsa concorrenza di alcune aree economiche che andrebbe, invece, rafforzata con privatizzazioni più vigorose e, soprattutto, con la limitazione della golden share (i poteri speciali del ministero dell’economia nelle aziende privatizzate). Senza dimenticare il mercato del lavoro. Le ultime riforme, che hanno introdotto un notevole grado di flessibilità nelle procedure di impiego, non sembrano ancora sufficienti all’Ocse, secondo cui il mercato del lavoro in Italia è ancora eccessivamente ingessato. Gli uomini di Jean Philippe Cotis, capo economista Ocse, però, hanno una soluzione pronta all’uso per rimediare: la differenziazione salariale tra i lavoratori del Nord e quelli del Sud Italia. La centralizzazione della fissazione dei salari, malgrado la grande differenza di produttività e le condizioni del mercato del lavoro locale è, infatti, per l’organizzazione che rappresenta i 35 paesi più avanzati del mondo, una vera e propria iattura. È questa in gran parte ad allargare la forbice che divide il Settentrione e il Meridione sul fronte della disoccupazione, e a rappresentare una barriera alla mobilità geografica come fattore di riequilibrio del mercato del lavoro.

Quanto alla politica seguita dall’esecutivo negli ultimi anni per tenere sotto controllo il deficit di bilancio le critiche non hanno risparmiato le misure non strutturali come il condono fiscale e le cartolarizzazioni.

Il governo italiano, consiglia l’Ocse, non dovrebbe più cadere nella tentazione di finanziare i tagli permanenti delle imposte e una spesa più elevata attraverso le misure tampone adottate nel quadro della legge finanziaria. Meglio sarebbe impostare nel medio periodo un piano strategico pluriennale, sulla scorta di quanto già fatto in altri paesi partner dell’organizzazione, in cui sia previsto un rafforzamento delle politiche fiscali in accordo con i principi del Patto di stabilità. Un rilievo è, così, arrivato per la sanatoria fiscale adottata dal governo Berlusconi. Se non c’è dubbio che la cancellazione dei debiti con il fisco da parte dei contribuenti meno ligi può contribuire all’aumento delle entrate fiscali, il prezzo che si rischia di pagare nel lungo periodo è alto: le amnistie, se diventano un aspetto regolare della politica governativa, portano con loro il rischio di abbassare il livello di moralità fiscale.

E sempre in tema di imposte l’Ocse avverte Giulio Tremonti sulla prospettata eliminazione graduale dell’Irap, l’imposta regionale sulle attività produttive. Prima di rinunciare a un gettito che vale da solo il 2,5% del pil e considerata l’importanza di questa tassa nel finanziamento delle regioni, meglio sarebbe trovare le fonti di finanziamento alternativo. Ultima osservazione, infine, per il rallentamento delle privatizzazioni ferme al palo per l’effetto della golden share che rappresenta un forte disincentivo agli investimenti.