Stipendio più ricco per chi resta al lavoro

22/09/2004


            mercoledì 22 settembre 2004

            Al via il superbonus
            Stipendio più ricco per chi resta al lavoro
            Il primo tassello della riforma delle pensioni in vigore dal 6 ottobre
            Già da oggi però ci si potrà rivolgere all’Inps per informazioni
            Gli stipendi netti potranno aumentare anche del 50 per cento


            Giacomo Galeazzi


            ROMA
            Superbonus: in distribuzione da oggi all’Inps i moduli per l’opzione. Scatterà dal prossimo 6 ottobre l’incentivo in busta paga (il 32,7% dello stipendio lordo, in media) mirato a prolungare la permanenza al lavoro di chi ha raggiunto i requisiti per la pensione di anzianità o li maturerà entro il 31 dicembre 2007. Ieri, in concomitanza con la pubblicazione del decreto sulla Gazzetta Ufficiale, il ministro del Welfare Roberto Maroni ha avviato la campagna informativa a tappeto predisposta dal governo: lettere dell’Inps, spot televisivi e inserzioni sui giornali per spiegare il funzionamento del meccanismo. Da stamattina i moduli per la richiesta sono disponibili nelle sedi dell’istituto previdenziale. Chi opta per l’incentivo rinuncia all’accredito contributivo. Il bonus in pratica consiste nel versamento esentasse in busta paga dei contributi previdenziali destinati all’Inps, pari al 32,7% della retribuzione lorda. Ciò porterà ad aumenti fino al 50% e più dello stipendio netto. Per esempio, a chi ha una retribuzione netta mensile di mille euro andrà un bonus di 425 euro (+42%); chi guadagna 2.500 euro al mese avrà ben 1.290 euro in più (+51%). Nel momento in cui si rinuncia al versamento dei contributi previdenziali, però, la pensione resterà congelata. L’importo che spetterà a quanti hanno optato per il superbonus sarà pari a quello calcolato al momento della richiesta dell’incentivo, adeguato all’aumento del costo della vita intervento nel frattempo.


            «Ci aspettiamo un aumento considerevole del numero di persone che resterà al lavoro – spiega Maroni – il superbonus funzionerà e sarà assicurato il duplice scopo di aumentare il tasso di occupazione e ridurre la spesa previdenziale». Niente stime per il momento. «Avvieremo subito un monitoraggio – precisa il ministro – a dicembre si capirà se, come sono convinto, l’incentivo per posticipare il pensionamento darà vantaggi. Ai lavoratori, certo, ma senza costi aggiuntivi per le aziende». L’intervento governativo riguarda, almeno per il momento, solo i lavoratori del settore privato e non sono previste eccezioni per le aziende in crisi, né la possibilità di ripensamenti una volta effettuata la scelta senza che sia rimesso in discussione il rapporto di lavoro esistente. L’esecutivo garantisce un iter rapido per le richieste. L’Inps, una volta ricevuto il modulo, si attiverà entro 30 giorni al massimo per inviare la certificazione al datore di lavoro. Il versamento dell’incentivo in busta paga avverrà a decorrere dal mese successivo alla data della richiesta. Perciò chi eserciterà l’opzione il 6 ottobre, potrà avere il superbonus nello stipendio di novembre.


            Dunque, raggiunti i requisiti il lavoratore avrà davanti a sé tre possibilità: andare in pensione anticipata, restare in attività e continuare a far versare i propri contributi all’Inps, rimanere al lavoro e incassare subito il superbonus rinunciando alla contribuzione previdenziale. Fatta quest’ultima scelta il dipendente non potrà più tornare indietro e passare nuovamente al versamento dei contributi.


            Comunque, chi ha scelto l’incentivo può in qualunque momento, anche dopo un mese, decidere di andare in pensione, anche se dovessero cambiare i requisiti.


            «L’incentivo per rimanere al lavoro non grava affatto sui conti delle imprese – puntualizza Maroni – per l’azienda non ci sono costi aggiuntivi: invece di versare i contributi all’Inps li versa nella busta paga del lavoratore, quindi non capisco perché debbano essere escluse le aziende in crisi». Con il superbonus è il lavoratore che «decide se continuare a lavorare e ha tutti i vantaggi». Il datore di lavoro prende atto dell’esercizio dell’opzione, verifica i requisiti e versa direttamente ai lavoratori.

            Critiche dal mondo sindacale. «Non sono incentivi convenienti e perciò risulteranno inefficaci», taglia corto il segretario confederale della Cgil Morena Piccinini che stigmatizza pure il comportamento del ministro Maroni che dopo aver annunciato incontri sui decreti attuativi della delega previdenziale ha varato il primo decreto, quello appunto sul bonus, senza ascoltare i sindacati. «Noi siamo d’accordo sull’idea degli incentivi a restare in servizio in modo volontario ma queste modalità rischiano di vanificare ogni utilità – sottolinea la Cgil – inoltre, ricevendo il bonus, si smette di versare i contributi previdenziali, quindi è un’autentica legalizzazione dell’elusione fiscale e contributiva». L’incentivo, poi, di fatto blocca l’importo della pensione futura al momento in cui si smette di versare i contributi: «Si riceve, dunque, l’analogo importo in busta paga e conviene solo a chi ha retribuzioni molto elevate». La Cisl, invece, protesta per la mancata applicazione del bonus ai pubblici dipendenti e non condivide che al lavoratore sia impedito di poter almeno una volta cambiare regime.