Stipendi sotto l´inflazione

30/03/2004


MARTEDÌ 30 MARZO 2004

 
 
Pagina 4 – Economia
 
 
Stipendi sotto l´inflazione
ogni operaio perde 220 euro
Allarme dei sindacati. Uil: detassate i nuovi aumenti
      La Cgil valuta gli effetti sul potere di acquisto di lavoratori e pensionati
      Nel 2003 le retribuzioni sono salite del 2,1% contro il 2,6% dei prezzi

      RICCARDO DE GENNARO


      ROMA – Le buste paga non riescono a stare dietro all´inflazione, i lavoratori perdono potere d´acquisto a vista d´occhio. L´anno scorso, per il quinto anno consecutivo se si eccettua il 2001, l´indice delle retribuzioni è risultato inferiore al tasso d´inflazione. Nel 2003, stima l´Istat, gli stipendi lordi sono aumentati in media del 2,1 per cento, mentre i prezzi sono aumentati del 2,6 per cento. Nel quarto trimestre c´è stato un leggero recupero: le retribuzioni sono aumentate del 2,4 per cento sullo stesso trimestre dell´anno precedente, ma l´aumento non è stato sufficiente per coprire l´inflazione reale.
      La Cgil, che giovedì presenterà uno studio sul rapporto salari-inflazione e l´aumento della pressione fiscale, sostiene che la situazione è ancora più drammatica. L´inflazione reale di cui bisogna tenere conto non è del 2,6 per cento, ma del 3,1-3,2 per cento, dice il presidente dell´Ires-Cgil, Agostino Megale. Il quale si riferisce all´indice dei prezzi dei consumi delle famiglie e propone che sia questo l´indice di inflazione da adottare nella politica dei redditi. Il differenziale tra prezzi e salari non sarebbe dunque dello 0,5, ma dell´uno per cento. Questo significa che uno stipendio medio lordo annuo pari a 22mila euro (1.235 euro netti al mese) nel 2003 ha lasciato sul terreno 220 euro. Soldi gettati dalla finestra.
      La Confindustria giunge a conclusioni opposte: «Nel secondo semestre 2003 – dice – i salari nell´industria sono cresciuti del 3,4 per cento. Questo dato rappresenta una significativa crescita delle retribuzioni (più di mezzo punto superiore al tasso di inflazione) e si accompagna ad una variazione negativa della produttività (-0,3%), in un quadro economico congiunturale di relativa stagnazione dell´attività economica». Per i sindacati, però, la questione salariale va messa immediatamente al centro del confronto. L´Ires-Cgil, infatti, stima che tre milioni di lavoratori vanno avanti con 600-800 euro al mese e altri tre milioni con una cifra che non supera i mille euro. In tutto sono sei milioni di persone vicine alla soglia di povertà. La presenza di una massa così imponente di lavoratori poveri spiega il calo dei consumi e il rallentamento dell´economia. Per Berlusconi, invece, tutto dipende dal fatto che gli italiani lavorano poco: di qui la proposta di tagliare festività. Meno salario e più orario, dunque? «Qualcuno dovrà spiegarci come faranno i lavoratori con quei salari ad acquistare quello che produrranno con l´allungamento dell´orario di lavoro», ribatte Marigia Maulucci, Cgil.
      Il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, lancia una proposta: niente più tasse sugli aumenti salariali. «Gli aumenti salariali dovrebbero, d´ora in avanti, essere esentasse. Si abbatterebbero le tasse, si aumenterebbero i consumi e si salvaguarderebbe sul serio il reddito reale dei lavoratori». La Cgil, invece, sostiene che la strada è quella della restituzione integrale del fiscal drag, fermo restando l´affossamento della delega fiscale, che prevede la riduzione dell´aliquota fiscale per i più ricchi dal 45 al 33 per cento, «un disgustoso regalo a chi non ne ha bisogno», commenta Giorgio Cremaschi, Fiom. Il quale commenta così la proposta di abolire alcune festività: «Sarebbe come se per aumentare il cibo a disposizione di un gruppo di persone affamate si proponesse di cominciare aumentando il numero delle scodelle vuote». La Cisl sollecita il ripristino della politica dei redditi, anche attraverso «una profonda revisione del sistema contrattuale». Un´idea analoga a quella del sottosegretario al Welfare, Maurizio Sacconi. Il leader di Rifondazione comunista, Fausto Bertinotti, chiede a tutta l´opposizione di avanzare immediatamente una proposta di legge per l´adeguamento automatico delle buste paga e delle pensioni all´inflazione reale.