Stipendi sotto dimensionati

01/07/2003

ItaliaOggi (Economia e Politica)
Numero
154, pag. 4 del 1/7/2003
di Teresa Pittelli


È quanto emerge dall’ultima ricerca dell’Ires-Cgil sulla politica dei redditi.

Stipendi sotto dimensionati

Non stanno al passo con produttività e inflazione

Gli stipendi non stanno al passo con la produttività delle imprese, oltre che con l’inflazione. Tanto da essersi ridotti dal 36,1% al 30% del prodotto interno lordo negli ultimi 20 anni, laddove la quota di profitti è rimasta invariata (circa 32%). E sono cresciuti di oltre 5 punti, invece, imposte e contributi sociali.

Un terzo delle retribuzioni di fatto, inoltre, ormai sfugge ai contratti collettivi, e crescono le differenze salariali tra grande e piccola impresa (superiori anche al 40%), e tra Centronord e Sud (-13,6% a sfavore del Sud, contro il -4,4% degli anni 80). Tutti segnali del fatto che il modello di politica dei redditi fissato nel patto del ’93 tra governo e parti sociali ha dato i suoi frutti, ma ha ora bisogno di trovare nuova linfa. Magari guardando all’Europa, e rilanciando la concertazione e la contrattazione di secondo livello.

Questo emerge dal bilancio tracciato dall’Ires, l’Istituto di ricerca della Cgil che ieri a Roma ha presentato il volume La politica dei redditi negli anni 90. Secondo lo studio, il peso relativo del monte retribuzioni in rapporto al pil è sceso dal 36,1% degli anni ’80-82 al 30% del 2002. Nello stesso periodo sono rimasti allo stesso livello i redditi da lavoro autonomo e la quota dei profitti delle imprese (32% del pil), ma sono cresciute le imposte indirette nette e i contributi sociali (dal 19,4% al 24,8%).

Tra il ’93 e il 2002 il tasso medio annuo di crescita della produttività ha superato dell’1,1% quello delle retribuzioni. E nello stesso periodo il potere d’acquisto dei salari ha perso lo 0,3% annuo. Una diminuzione che l’Ires chiama ´tenuta problematica’ dei salari, e che è accentuata nel settore delle public utilities (telecomunicazioni, trasporti), ´caratterizzato da ristrutturazioni e riorganizzazione anche contrattuale, per adeguarlo alle nuove condizioni di mercato’. Davanti a questo scenario, l’istituto presieduto da Agostino Megale riconosce alla politica dei redditi un ruolo fondamentale nel risanamento nei conti e nella crescita dell’occupazione, ma propone di lanciare ´una nuova politica dei redditi, in chiave europea’.

Che punti al riavvicinamento dei tassi di inflazione programmati a quelli reali, e una più equa redistribuzione della produttività del lavoro. ´È evidente che il rischio declino del paese è dovuto non al costo del lavoro ma alla bassa quota di investimenti pubblici e privati in ricerca e innovazione’, ha detto Guglielmo Epifani, segretario generale della Cgil.

In proposito, il ruolo della contrattazione. Per Savino Pezzotta, leader della Cisl, ´occorre dare più spazio al secondo livello (lasciando al contratto nazionale un ruolo di garanzia) e bilateralità’.

Ma se l’importanza della contrattazione territoriale e aziendale ha trovato d’accordo un po’ tutti, da Alberto De Crais (Cna) a Stefano Parisi (Confindustria), a Guido Fantoni, presidente dell’Aran, le differenze, anche profonde, sono nei confini da tracciare tra un livello e l’altro. Epifani, in particolare, ha ribadito che ´il contratto nazionale è indispensabile, anche nel pubblico impiego’.