Stipendi ridotti e meno lavoro la ricetta anticrisi dell’Alpitour

23/11/2001


VENERDÌ, 23 NOVEMBRE 2001
 
Pagina 33 – Economia
 
Proposta ai sindacati una riduzione del 20% per 32 ore settimanali anche per il presidente
 
Stipendi ridotti e meno lavoro la ricetta anticrisi dell’Alpitour
 
IL CASO
 
 
 
 
MARCO TRABUCCO

TORINO — Un quinto dello stipendio in meno e un giorno libero in più per tre mesi, per tutti i dipendenti, dal presidente all’ultimo dei fattorini: è la proposta che Alpitour, il più importante tour operator italiano, ha fatto nei giorni scorsi ai sindacati per affrontare la grave crisi che ha colpito il settore del turismo dopo l’11 settembre. Una soluzione innovativa, una sorta di contratto di solidarietà che eviterebbe licenziamenti e altre soluzioni traumatiche. Ma che non convince del tutto i sindacati, che lanciano l’allarme: «Attenzione è tutto il turismo, dalla ristorazione, degli alberghi, alle agenzie di viaggio, un settore che fattura ogni anno 140 mila miliardi e occupa 2 milioni e mezzo di persone, a essere in crisi. E il governo finora non solo non ha preso provvedimenti, ma non ha risposto alle sollecitazioni ricevute, da noi come dalle aziende».
«Dal giorno dell’attentato alle Twin Towers spiega Alberto Peroglio Longhin, direttore marketing di Alpitour abbiamo avuto una riduzione degli ordini superiore al 50 per cento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. C’è insicurezza, la gente viaggia meno o se lo fa decide di partire all’ultimo minuto. La stagione di Natale poi, è molto importante per il settore. Noi siamo ottimisti, per il futuro: perciò abbiamo proposto ai sindacati questo accordo che taglierebbe del 20 per cento l’orario (che passerebbe da 40 a 32 ore settimanali) e stipendi (i dirigenti però vedrebbero tagliata solo la retribuzione) e che avrebbe vantaggi per tutti: i lavoratori eviterebbero soluzioni traumatiche e l’azienda sarebbe pronta a ripartire quando il mercato si riprenderà. Certo è una soluzione di emergenza dovuta al fatto che il governo non ha attivato altri strumenti sociali, come la cassa integrazione, che gli erano stati sollecitati». I tagli a stipendio e orario colpirebbero i dipendenti Alpitour, circa 800, in gran parte nella sede di Cuneo, in due scaglioni: il primo dall’1 dicembre a fine febbraio, il secondo dal 1 febbraio e fine aprile.
«Per noi replica Armando Galati, della FilcamsCgil piemontese è difficile firmare un accordo che preveda la riduzione dell’orario di lavoro e dello stipendio: a termini di legge se il dipendente non ci sta, nessuno lo può obbligare. Per questo aspettiamo le assemblee dei prossimi giorni, saranno i lavoratori a decidere. Noi preferiremmo la cassa integrazione. Ma c’è un’altra perplessità: firmare potrebbe costituire un pericoloso precedente in un momento in cui governo e Confindustria spingono verso accordi separati, aziendali». Più possibilista Adriano De Gioanni della Fisascats Cisl: «La situazione del settore turistico è preoccupante, soprattutto nelle piccole agenzie di viaggi che stanno già licenziando. Solo a Torino sono a rischio 1500 posti di lavoro. Noi non siamo pregiudizialmente contrari alla proposta dell’Alpitour, anche se avremmo preferito una flessibilità di orario che permettesse di recuperare in futuro le ore perse in questo periodo, senza incidere sulle retribuzioni. I lavoratori sono divisi, stanno discutendo, e decideranno, poi lunedì incontreremo l’azienda».