«Stipendi leggeri? I commercianti speculano»

06/11/2003





6-11-2003

Con una riduzione del 3,4% in agosto, in Italia la frenata degli acquisti è stata pari a tre volte quella dell’area euro

«Stipendi leggeri? I commercianti speculano»
D’Amato: le retribuzioni crescono più del carovita. Ma il calo del potere d’acquisto pesa sui consumi: ultimi nella Ue

      Gli stipendi degli italiani, per Antonio D’Amato, non sono stati superati dal carovita negli ultimi mesi. Anche se – riconosce il numero uno di Confindustria – c’è chi ha speculato «soprattutto in alcune aree del commercio e della distribuzione dove il cambio mille lire-un euro è stato realizzato in maniera abbastanza diffusa». E il risultato certamente «ha gravato molto sulle famiglie italiane». Dopo l’indagine presentata ieri dal Corriere che ha evidenziato un calo del potere di acquisto anche del 21% nel periodo 2000-2003, arriva un’ulteriore conferma del fenomeno, anche se indiretta, dai dati europei sul consumo. Secondo l’Eurostat, il volume delle vendite al dettaglio nel mese di agosto 2003 (sull’agosto del 2002) è calato in Italia del 3,4%, il dato peggiore tra i Paesi della zona euro dove la flessione nello stesso periodo si è fermata allo 0,9%. Le vendite al dettaglio possono essere considerate un buon parametro dei consumi. E la flessione sembra dimostrare che un effetto depressivo sugli acquisti a causa delle buste paga più leggere c’è effettivamente stato.
      I consumi fotografati dall’Eurostat mostrano una buona ripresa soprattutto nei Paesi esterni all’euro, come la Svezia (6,5%) e la Gran Bretagna (3,1%). Una tendenza destinata in alcuni casi a crescere visto che secondo il
      Financial Times i premi ai manager e ai dirigenti in Gran Bretagna quest’anno sono destinati a crescere del 10-20%. Con un sicuro effetto sui consumi. La flessione degli acquisti in Italia è provata anche da una ricerca elaborata sui dati del secondo trimestre dell’anno, da Confcommercio. Depurati dall’inflazione, i numeri mostrano che il calo si è concentrato nel settore non food : le vendite di alimentari nel secondo trimestre sono salite del 3,7%, ma, parallelamente, sono scese dello 0,7% le richieste nel ramo non alimentare. Con delle punte nel settore delle calzature (-3,2%), dell’abbigliamento (-1,3%) e dell’arredamento (-1,1%).
      msideri@corriere.it
Massimo Sideri