Stipendi falcidiati dai prezzi

15/09/2003

 sabato 13 settembre 2003
 
Pagina 13 – Economia
 Dossier
Stipendi falcidiati dai prezzi operai e impiegati i più colpiti
I contratti non reggono, cala il potere d´acquisto
          In due anni e mezzo la Cgia stima una perdita dello 0,2%
          Odm più pessimista dell´Istat: meno 9% per i salari reali
          Record negativo per chi lavora nelle assicurazioni. Giù anche poste e Tlc
          Quattordici categorie produttive in difficoltà. Tengono i lavoratori metalmeccanici
          I ricercatori: il fattore-lavoro conta meno, non si tiene conto degli aumenti di produttività

          RICCARDO DE GENNARO


          ROMA – Le buste paga s´impoveriscono, il fattore lavoro vale sempre meno, aumenta l´esercito dei lavoratori-poveri. Negli ultimi due anni e mezzo l´inflazione si è mangiata completamente gli aumenti contrattuali di quasi tutte le categorie: al netto dell´aumento dei prezzi l´indice generale è calato dello 0,2%, calcola la Cgia di Mestre rielaborando i dati Istat. Ma c´è chi, prendendo in esame le buste paga effettive dei lavoratori, valuta un impatto ancora più pesante: una perdita di potere di acquisto che arriva anche all´8-9% per impiegati e operai. E non è soltanto un problema di confronto salari-prezzi, a tutto svantaggio dei primi: è anche il risultato del fatto che gli aumenti di produttività sono previsti in pochi contratti integrativi e mai nei contratti collettivi nazionali.
          «A dispetto di molti discorsi sulla necessità di investire in capitale umano, il lavoro vale progressivamente meno – dicono i ricercatori dell´OD&M, una società di consulenza aziendale che studia le dinamiche retributive – ad eccezione dei livelli molto alti le imprese non investono più sugli uomini».

          Gli aumenti previsti nei contratti, che fanno riferimento ai minimi contrattuali, incidono sempre meno sulle buste paga: le imprese, infatti, hanno pressochè congelato tutte le altre voci che contribuiscono alla formazione dello stipendio.
          Partiamo dai dati Cgia-Istat. Tra il primo gennaio del 2001 e il luglio del 2003 il taglio delle retribuzioni reali orarie ha colpito la maggior parte dei settori economici. Pochissime categorie di lavoratori sono riuscite a salvaguardare il potere d´acquisto: nell´industria solo i metalmeccanici e gli alimentaristi registrano un aumento reale delle retribuzioni, tutti gli altri hanno perso. Il calo è poi dell´1,4 in agricoltura, dello 0,6 nell´edilizia, dell´1,4 nel settore credito, del 5,3 nelle assicurazioni, dello 0,5 per cento nella pubblica amministrazione.
          Se passiamo dagli aumenti contrattuali a quelli effettivi il quadro si fa più drammatico. Una proiezione della OD&M a fine 2003 indica una perdita del potere d´acquisto delle retribuzioni in due anni pari al 7,6 per cento per gli operai, al 9 per cento per gli impiegati, al 4,7 per i quadri e al 7,6 per cento per i dirigenti. Forte di una banca dati di oltre 800mila buste paga, OD&M parla di uno stipendio medio lordo annuo di un operaio di 18.993 euro e di un impiegato di 24.390 euro. Un quadro guadagna invece 42.376 euro lordi annui, un dirigente circa 82mila. Le stime dell´istituto evidenziano che in due anni i salari degli operai sarebbero aumentati soltanto dello 0,25 per cento, mentre quelli dei colletti bianchi sarebbero addirittura diminuiti, sempre per quanto riguarda il valore nominale, dell´1,1 per cento.
          «Il problema è che le imprese italiane hanno scelto una sfida di basso profilo – dicono ancora i ricercatori dell´OD&M – si sono fatte trascinare dai Paesi come la Cina in una competizione fondata esclusivamente sul costo del lavoro, non sull´innovazione e la valorizzazione delle professionalità. Insomma, giocano con le regole dettate da altri». Il fenomeno del progressivo svuotamento delle buste paga non sembra destinato a invertire la tendenza nel breve periodo. Il recupero del potere d´acquisto, non solo per le scarse speranze di ripresa, ma anche per i vigenti rapporti di forza tra imprenditori e sindacati, sembra lontano. Difficilmente ci sarà un´inversione di tendenza nel breve periodo. L´inflazione avrà dunque ancora buon gioco nella sua erosione dei salari e degli stipendi.