Stipendi, crescita al rallentatore

04/09/2007
    martedì 4 settembre 2007

    Pagina 6 – Primo Piano

    I NOSTRI CONTI
    ALLARME BUSTE-PAGA

      Stipendi, crescita
      al rallentatore

        Salgono dell’1,8%: è l’aumento più basso dal 2003

        PAOLO BARONI

        ROMA
        A luglio la forbice tra stipendi e inflazione si è chiusa all’inverosimile, solo due decimi di punto separano infatti l’aumento delle buste-paga dall’incremento del costo della vita: +1,8% contro +1,6%. A inizio anno queste due voci erano invece distanziate di ben un punto e mezzo: 3,2% contro 1,7%. Secondo l’Istat, che ieri ha diffuso le nuove stime sulle retribuzioni contrattuali, si tratta dell’incremento più basso da 4 anni a questa parte. Al contempo, ben 9 milioni di lavoratori hanno il contratto ormai scaduto: quanto basta per allarmare i sindacati e far aprire a Rifondazione e Pdci un nuovo fronte polemico. Palazzo Chigi, invece, commenta positivamente il calo (-63%) delle ore di sciopero per effetto
        del «rilevante numero di contratti chiusi, sia nel pubblico che nel privato» e assicura che non intende assolutamente abbassare la guardia.

        Chi ride e chi piange
        Rispetto al luglio 2006, certifica l’istituto di statistica, l’indice delle retribuzioni è cresciuto dello 0,1% (+2,5% nei primi 7 mesi) grazie soprattutto all’entrata in vigore degli aumenti che hanno interessato
        settori come cemento (+35 eu-ro), gomma-plastica (+19), trasporti
        aerei-servizi a terra e Banca d’Italia, all’erogazione dell’indennità contrattuale nei comparti del commercio (+6 euro), dello smaltimento
        rifiuti e delle Poste e al pagamento di nuove indennità ai lavoratori del vetro, dell’energia e agli edili. A fronte di 40 accordi in vigore (che interessano 3,4 milioni di lavoratori) ce ne sono altri 36 scaduti: e ben 8,9 milioni di dipendenti (72,3%) è in attesa del rinnovo.

        La situazione degli aumenti si presenta perciò quanto mai differenziata. Settori come energia elettrica, gas e acqua arrivano infatti a sfiorare incrementi quasi tripli rispetto alla media (+5,1%). Bene anche edilizia (+4,1%), servizi alle famiglie (+3,5%), commercio e gomma (+3,4%). Modesti (+0,6%) invece gli incrementi conseguiti da militari e assicurativi come dalle forze dell’ordine (+0,3%). Variazione nulla invece per pubblici esercizi e per il credito, i cui contratti sono in fase di rinnovo. Fermi al palo anche tutto il pubblico impiego (dalla scuola ai ministeri sino al-la sanità) ancora in attesa dell’erogazione degli aumenti
        conquistati di recente.

        Senzacontratto
        La lista dei settori senza contratto rispetto al luglio 2006 ha fatto un balzo notevole passando dai 39,3% degli occupati al 72,3%, con punte del 100% nel commercio (2 milioni di oc-cupati), del 98% nel credito e del 93,2% nei servizi privati. Mentre l’industria, scaduta l’intesa relativa ai metalmeccanici (che da sola vale 1,7 milioni di posti) tocca quota 59,1%. Per Giorgio Santini, segretario confederale Cisl, in certi casi il rinnovo dei contratti ha del «patologico». «Bisogna accelerare la soluzione delle pendenze – afferma – ma anche riflettere sul modello contrattuale dando più spazio lla contrattazione di secondo livello». La Cgil, con Marigia
        Maulucci, chiede invece al governo maggiore impegno sul fronte della politica dei redditi, «anche perché lo scarso potere d’acquisto si ripercuote inevitabilmente sui consumi e quindi sul Pil». Uil e Ugl chiedono esplicitamente a Prodi di abbassare subito le tasse mentre
        l’ala radical della maggioranza trova nuovi spunti per criticare il governo. «La politica sociale non va – lamenta Manuela Palermi, capogruppo
        Pdci-Verdi al Senato -. Siamo di fonte a una condizione intollerabile
        che va modificata invertendo la rotta del dare tanto alle imprese e niente ai lavoratori». «Il quadro è deprimente – afferma Augusto Rocchi del Prc-. Invece di alimentare polemiche sulla manifestazione del 20 ottobre ministri
        e governo dovrebbero preoccuparsi di difendere il lavoro e combattere la precarietà».

        Che la situazione sia pesante lo confermano un po’ tutti, anche se i dati sui salari reali (su cui incidono straordinari ed accordi aziendali) storicamente
        presentano risultati migliori. Ad esempio, secondo uno studio pubblicato su «lavoce. info», nel periodo 2001-2006 a fronte di un’inflazione media del 2,3% i lavoratori dell’industria hanno spuntato aumenti del 3% annuo anziché del 2,7%, mentre nella pubblica amministrazione hanno spuntato addirittura il 4,7% in più.