Stile McDonald’s A Firenze altri soprusi.Il Manifesto 4 Novembre 2000

Il Manifesto 4 Novembre 2000



Stile McDonald’s
A Firenze altri soprusi. Autolicenziamenti e un nuovo sciopero
ANTONIO SCIOTTO – ROMA

Quante storie dietro quegli hamburger. Sembra quasi che ogni impiegato dei McDonald’s abbia una sua personale umiliazione – subita – da raccontare. Dopo Roma, Milano e Catania (vedi il manifesto di ieri) si può decisamente tornare a Firenze, la città che ha inaugurato gli scioperi e che adesso ne annuncia uno per il 7 novembre. Sì, i ragazzi del McDonald’s di Via Cavour, decimati dagli autolicenziamenti per le troppe angherie, torneranno in piazza martedì prossimo. Ma da ex dipendenti: 15 persone che negli ultimi due mesi hanno dovuto dare le dimissioni, le ultime 4 proprio ieri sera.
Una struttura esemplare quella del McDonald’s fiorentino, che fa comprendere come la multinazionale stia importando in Italia un modello primitivo dei rapporti di lavoro, o, se si vuole, ultra-moderno, cioè americano. "Il McDonald’s di via Cavour è in mano a una famiglia, i Govoni, – racconta una ex dipendente – che hanno creato una sorta di ‘cupola’ interna al locale. Il proprietario, Stefano, ha messo alla contabilità la moglie e la sorella, e ha dato il ruolo di ‘manager’ (sorta di kapò di grado superiore rispetto ai ragazzi tuttofare del ‘crew’: cassieri, lavagabinetti, cuochi) al marito della sorella". Su questo, niente di male, ma il bello arriva dopo. Di fatto, i ragazzi più "scomodi", vengono minacciati e continuamente umiliati da questo compattissimo gruppo. Una delle ragazze che si sta licenziando racconta di "essere stata costretta per due settimane a eseguire il carico mattutino, svolgendo in pratica un ruolo da facchina, che non rientrerebbe nelle sue mansioni: 12 cassette di patate, due di gelato, 5 di carne e via dicendo. Quando mi sono rifiutata – continua – ero sola con il gruppo familiare dei dirigenti che mi ha costretto a sostare per tre ore in piedi davanti a una timbratrice, impedendomi di lavorare. Solo quando è entrata in turno una collega ho potuto tornare al lavoro".
E’ stata questa una delle cause dello sciopero dello scorso 8 ottobre. Da allora le angherie si sono moltiplicate. I 9 ribelli che hanno manifestato si sono ritrovati a eseguire continuamente turni di notte, o comunque incompatibili con la loro attività di studenti o con altri lavori. Sì, perché – in barba alla legge sul part-time e al recente decreto Salvi, che prevedono un part-time a orari rigidi o uno a limitata flessibilità, ma maggiormente retribuito – il contratto dei McDonald’s applica una iperflessibilità: l’orario viene stabilito sulle esigenze dell’azienda settimana per settimana, o, nei casi più felici, mensilmente, senza compensi aggiuntivi e impedendo ai lavoratori di programmarsi una vita dignitosa. E,
dulcis in fundo, prevede degli operatori cosiddetti "polivalenti": "in pratica – racconta un’altra ragazza – puoi lavare i gabinetti e subito dopo essere messo alla cottura degli hamburger o alle casse. Alla faccia dell’igiene".
Ma a parte queste storie private, che sono costate anni di stress e il posto di lavoro ad almeno 15 persone – dipendenti da 2-3-4 anni – da Firenze viene in luce un’altra realtà, che illumina definitivamente una scena desolatissima: i rapporti sindacali, la vera bestia nera della multinazionale. "Alcuni di noi che si erano già licenziati – racconta una terza ragazza – hanno fatto vertenza all’azienda per ottenere i soldi persi a causa del part-time iperflessibile. Le cause sono ancora in corso, e i ragazzi potrebbero ottenere anche 6-7 milioni per anno. Per evitare altre cause, il proprietario ci ha proposto 150.000 lire per ogni anno e un orario più vicino alle nostre esigenze in cambio di una dichiarazione di rinuncia a fare vertenza. Sei o sette hanno firmato, il resto ha deciso di scioperare. La ‘Company’ (sede centrale Mc Donald’s), due giorni dopo lo sciopero, ha inviato dei supervisori, ma ci ha imposto dei colloqui individuali". Ecco la novità dei rapporti sindacali
made in America: via al sindacato individuale, addio organizzazione di gruppo. Ultima toppa: per lunedì prossimo l’azienda centrale ha chiesto un incontro, tentando di scongiurare lo sciopero di martedì. Sul fronte della politica, Alfredo Strambi (Pdci), vicepresidente della Commissione Lavoro della Camera, ha presentato un’interrogazione parlamentare al ministro del Lavoro, Salvi, chiedendogli di intervenire perché nei locali McDonald’s sia garantito il rispetto dello Statuto dei lavoratori.