Stiamo perdendo 200mila posti di lavoro

13/10/2004


            mercoledì 13 ottobre 2004

            Stiamo perdendo 200mila posti di lavoro
            È una crisi strutturale che colpisce tutti i settori della produzione industriale

            Laura Matteucci


            MILANO I numeri cambiano. Peggiorano. Il punto non è se usare o dimenticare la parola «declino», tanto invisa agli imprenditori di Montezemolo, ma affrontare sul serio una crisi industriale che si fa sempre più grave. Se l’Alitalia è arrivata ad un’intesa (che comunque prevede l’espulsione per 3.679 dipendenti), ad oggi sono quasi 200mila i lavoratori che rischiano di perdere il posto, 354mila quelli comunque coinvolti in crisi aziendali. Anche le cause, così come il numero delle aziende a rischio, aumentano: crisi produttive, crisi finanziarie, delocalizzazioni, disimpegno da parte delle multinazionali (due esempi recenti: la Wella di Mantova per la chimica, la Manifattura tabacchi di Bologna). E la Finanziaria, quanto ad incentivi per lo sviluppo, quanto a sostegni alle imprese, è già stata bocciata dalla stessa Confindustria.

            Dati Istat: in un anno nella grande impresa si sono persi 24mila posti di lavoro. Dati Cgil: al 31 agosto scorso, le aziende che accusavano problemi erano 2.778 rispetto alle 1.429 di febbraio – di cui 1.640 nelle regioni del Nord, 757 nelle regioni del Centro, e 381 al Sud. Il ricorso alla cassa integrazione è arrivato al 28,53% nel primo semestre 2004, dal 10,59% del 2003.

            AUTO, BIRRA, TABACCO

            Il settore dell’auto, indotto compreso, è tutto, e da tempo, in fibrillazione. Solo lunedì a 494 dipendenti cassaintegrati dell’Alfa Romeo di Arese è stato comunicato che a fine anno saranno messi in mobilità. E intanto i sindacati hanno annunciato 4 ore di sciopero per il 5 novembre in tutti gli stabilimenti di Fiat auto e dell’indotto, come risposta al piano industriale illustrato da Demel. Dall’auto al tabacco: sono arrivati ieri i licenziamenti alla Manifattura tabacchi di Bologna. Dopo l’annuncio, nei giorni scorsi, della prossima chiusura della storica fabbrica di sigarette, la multinazionale Bat ieri ha formalmente avviato le procedura di licenziamento per tutti i 141 lavoratori dello stabilimento.


            Solo una settimana fa, la Birra Peroni ha chiuso lo stabilimento di Napoli, «nell’ambito della riorganizzazione delle attività produttive in Italia», come dichiarava una nota aziendale, riorganizzazione causata dalla «competitività in Italia tra produttori di birra e dal rallentamento del mercato». Finiscono senza lavoro 120 dipendenti diretti e un indotto di 500 unità. Sempre in crisi anche lo stabilimento di Pedavena (Belluno) che produce per il marchio olandese Heineken il 10% della produzione complessiva nazionale, e che sembra avviato alla chiusura.

            LAVORATORI IN LOTTA

            È una protesta che viene da lontano quella messa in atto l’altra mattina davanti a Palazzo Chigi dai lavoratori della Ixfin spa di Marcianise, Caserta, ultima conseguenza del distastro Olivetti. Già nei mesi scorsi, infatti, i circa 900 dipendenti dell’azienda, che produce schede elettroniche, erano ricorsi al blocco dell’autostrada e della stazione ferroviaria di Caserta per richiamare l’attenzione sulla loro vertenza.

            I lavoratori lamentano il mancato pagamento degli stipendi e chiedono certezze sul futuro dell’azienda, dove la produzione è bloccata, a rischio chiusura.
            E intanto si profila drammatico anche il futuro di 92 dipendenti di Ipse 2000 (che gestisce una delle cinque licenze Umts), praticamente gli ultimi rimasti dei circa 500 iniziali: per loro il 9 ottobre è scaduta la cassa integrazione. Così come resta incerta la situazione alla Ferrania (Savona), azienda che produce materiale fotografico soprattutto per il settore medicale: l’azienda è in amministrazione controllata e dei circa 1.500 lavoratori circa la metà sono in cassintegrazione.

            UNA CRISI STRUTTURALE

            Come si nota, non esiste praticamente settore industriale che non sia interessato a problemi o a crisi vere e proprie, ma i più colpiti sono ormai da tempo il metalmeccanico, l’agroalimentare, il tessile, dove l’emorragia di posti di lavoro è continua.


            Come dice Carla Cantone, segretaria confederale Cgil, responsabile dell’Industria: «La crisi è drammatica e strutturale. La priorità dev’essere quella di affrontarla insieme a Confindustria e governo, per difendere il lavoro e ridare competitività al Paese». «La Finanziaria che il governo ci prospetta – riprende – non affronta i temi della crescita e dello sviluppo. Il tetto del 2% alle spese non aiuta niente e nessuno, e nemmeno le imprese che devono ritrovare competitività».


            E lo scenario peraltro non accenna a migliorare, perchè la produzione industriale nel suo complesso resta debole. Dopo il modesto spunto registrato a luglio, c’è la probabilità che la produzione industriale registri nel mese di agosto (i dati Istat devono ancora essere diffusi) un tono ancora più moderato del previsto, e rischi di tornare su un terreno negativo.