Stesse pensioni dei padri solo sacrificando il Tfr

25/06/2004

 
 
    Pagina 9 – Economia
 
 
    CHI LO METTE NEI FONDI
    CHI VUOL TENERSI IL TFR


    LA NUOVA PREVIDENZA
    Stesse pensioni dei padri solo sacrificando il Tfr

    Vantaggi e rischi per i giovani che dal 2005 potranno investire nei Fondi integrativi
    Il neoassunto che non rinuncia al Tfr, avrà a fine lavoro un assegno pari a metà stipendio
    Redditi medi, al figlio senza pensione privata 350 euro mensili in meno del genitore


    RICCARDO DE GENNARO

    ROMA – Quando suo padre è andato in pensione aveva da parte anche un bel gruzzolo, la liquidazione, che gli ha permesso di comprarsi una casa in campagna. Lui, il figlio, se aspira a una pensione analoga a quella del padre – entrambi hanno fatto lo stesso mestiere – quel gruzzolo non l´avrà, perché costretto a sacrificarlo molti anni prima a favore di una forma di previdenza complementare, scelta indispensabile per non avere una pensione da fame. È qui lo scarto generazionale provocato dalle riforme previdenziali decise dai governi Amato, Dini, e ora dal secondo governo Berlusconi.
    Ecco le prove. Poniamo che, assunto nel ?68 all´età di 25 anni, il padre abbia deciso di lavorare fino a 62 anni. Andrà in pensione l´anno prossimo e il suo assegno previdenziale sarà pari al 71 per cento della retribuzione, ovvero di 17.395 euro annui (si stima uno stipendio di 24.500 euro). Non appena lasciato il lavoro, l´uomo avrà a disposizione anche una liquidazione di 57.392 euro. Ipotizziamo che due anni prima che il padre vada in pensione, nel 2003, suo figlio cominci a lavorare. Se non si preoccupa di aderire a un fondo previdenziale avrà, a fine carriera, una pensione inferiore di oltre 4mila euro a quella di suo padre, 350 euro al mese in meno.
    Che cosa dovrà fare per raggiungere, 37 anni dopo, anch´egli a 62 anni (l´età pensionabile minima dal 2014 in avanti se passa la riforma Berlusconi), lo stesso reddito da pensione del padre? Semplice: dovrà destinare da subito le quote maturate del suo Tfr a un fondo pensione, che dovrà essere alimentato anche da un contributo del datore di lavoro. In questo modo, mettendo insieme i risultati della previdenza pubblica e della previdenza complementare (rendimento ipotizzato del 2,5%), nel 2040 la pensione del figlio raggiungerà il 72,8% del reddito, a quota 17.836 euro annui. La liquidazione non c´è più, ma se non fosse stata destinata a un fondo complementare la pensione sarebbe stata pari al 54,1% dell´ultimo stipendio.
    La riforma Berlusconi concede la possibilità di una scelta, ma le nuove generazioni saranno praticamente obbligate a dire addio alla liquidazione. In media se il lavoratore si tiene il Tfr dovrà attendersi una pensione che è intorno alla metà dell´ultimo stipendio: 500 euro al mese, se ha uno stipendio sui mille euro. Ci può campare? No, se non ha altre fonti di reddito. Il tasso di sostituzione (il rapporto tra la pensione e l´ultima retribuzione) sale dal 50 a una cifra intorno al 70% se si approfitta della previdenza integrativa. Fino al ?92 i tassi di sostituzione raggiungevano il 67-68% con 35 anni di lavoro e il 76-77 con 40 anni. Sono state prima la riforma Amato, che ha esteso il periodo di calcolo della pensione dagli ultimi anni di lavoro all´intero arco della vita lavorativa, poi la Dini, che ha introdotto il sistema contributivo per le nuove generazioni, a rendere necessario il ricorso alla previdenza privata o alle compagnie assicurative – molto forti in Parlamento – per le polizze vita. Tutti questi dati sono il frutto di un aggiornamento del rapporto di previsione del governo e vanno nella stessa direzione dell´ultimo rapporto Inpdap.
    Bisognerà attendere i decreti attuativi della riforma per sapere quale percorso faranno i soldi dei lavoratori oggi congelati nel Tfr. La riforma individua diversi sbocchi per chi entro sei mesi non avrà dichiarato di volersi tenere il Tfr: i Fondi chiusi di categoria (in caso di silenzio assenso), quelli aperti, quelli regionali, le polizze vita e anche un possibile Fondo istituito presso l´Inps, ma ancora tutto da discutere (Tremonti preme per la sua costituzione, Maroni frena). Per rendere appetibile quest´ultimo fondo (sul quale il governo potrebbe però mettere le mani per esigenze di cassa) pare sia previsto un rendimento minimo garantito del 2,5%. Che cosa converrà di più? Nel 2003 il rendimento generale dei fondi pensione è stato superiore di 2-2,5 punti a quello del Tfr. Ma non era andata così nel biennio precedente.