Statuto dei professionisti al tavolo con Alfano Il piano per le riforme

08/04/2010

MILANO— L’occasione è di quelle imperdibili. Presentarsi all’appuntamento del 15 aprile con una piattaforma di cambiamenti concreti ma di ampio respiro. Un’occasione che cercherà di non farsi sfuggire Marina Calderone, presidente del Cup (Comitato unitario delle professioni) consegnando al ministro Alfano un progetto di «carta delle professioni ordinistiche». Un mondo, quello dei professionisti, che con i suoi 2 milioni di iscritti e 1 milione di addetti, produce circa il 12,5% del Pil nazionale ma che mai come in questa fase può puntare a un livello più alto: candidarsi a un nuovo ruolo sociale. Le migliori carte da giocare? Il legame con il territorio, la conoscenza delle diverse realtà economiche e produttive e la possibilità di supportare la ripresa del Paese. Ma ogni progetto ha bisogno di una pianificazione e i professionisti hanno pensato di mettere nero su bianco i loro obiettivi principali. Primi fra tutti l’occupazione, le donne e i giovani. Per raggiungere i livelli fissati a Lisbona in tema di piena occupazione i professionisti chiedono pari dignità tra lavoro dipendente e autonomo, soprattutto con riferimento alla componente femminile. Da anni le donne sono sempre più numerose non solo all’interno degli studi professionali ma anche ai vertici degli organismi di rappresentanza. Però per garantire il principio delle pari opportunità la «carta» chiede interventi strutturali che consentano alle donne di poter conciliare i loro molteplici ruoli. Quindi la proposta è quella di parificare la tutela della maternità, oggi riconosciuta solo per il periodo di astensione obbligatoria, a quella delle lavoratrici e dei lavoratori subordinati, consentendo la fruizione dei congedi parentali. Infine i giovani: se l’accusa spesso rivolta ai professionisti è quella di «sfruttare» i giovani nella fase d’avvio, nello statuto gli ordini si impegnano a intensificare le convenzioni con le Università, con lo scopo di realizzare una rete che possa garantire un accesso più veloce. Il tutto senza ricorrere al numero chiuso e impegnandosi ad accentuare un sistema valutativo meritocratico a volte un po’ troppo trascurato. Però il cardine dell’intero progetto di «statuto delle professioni» rimane il ruolo degli ordini professionali: non solo quello di indirizzare e monitorare i loro associati ma anche garantire gli interessi generali dei cittadini e dello Stato. Ma l’obiettivo più ambizioso, forse, resta quella di presentarsi il 15 aprile con un progetto unico e condiviso senza cedere alla tentazione di pensare, ancora una volta, ognuno per sé.