Statuto dei lavori, la riforma dell´Ulivo

26/03/2002

 
 
ECONOMIA E POLITICA
Ecco la proposta di legge Amato-Treu sull´estensione dei diritti e delle tutele ai lavoratori precari: dallo sciopero alle indennità

Statuto dei lavori, la riforma dell´Ulivo
          ROBERTO PETRINI

          ROMA – Più diritti per il lavoro che cambia. La risposta dell´Ulivo al governo è condensata nella proposta di legge che sta per essere presentata in Parlamento da Giuliano Amato e Tiziano Treu, di cui Repubblica è in grado di anticipare il contenuto.
          «I diritti del lavoro. Principi e indirizzi sui nuovi diritti e le nuove tutele», si intitola il documento congiunto Amato-Treu che apre la strada al nuovo «Statuto dei lavori». Il mondo del lavoro è cambiato – spiegano i due nella relazione di accompagnamento dell´articolato – l´occupazione subordinata non è più egemone, proliferano i rapporti di lavoro atipici ai quali non possono estendersi le tutele tradizionali ma ai quali è urgente dare istituti di sicurezza sociale che oggi mancano. «Scopo della nostra iniziativa – aggiungono Amato e Treu – è quello di recuperare le forme di flessibilità introdotte in questi anni ad un quadro generale di principi e di diritti, che corrisponda, senza alcun ritorno all´indietro, al nuovo mondo del lavoro».

                   
                  IL DOCUMENTO
                  "Conto di sicurezza" per chi perde il posto

                  Aiuti a chi accetta la formazione continua. Contrattazione individuale in certi casi
                  Ammortizzatori sociali finanziati da Stato (5 miliardi a regime) imprese e lavoratori
                  Niente modifiche all´art.18, arbitrato volontario rispettando leggi e contratti

                  ROMA – Ecco, punto per punto, il documento Amato-Treu sul nuovo Statuto dei Lavori.
                  Nuovi diritti per tutti. Entrano nel nuovo Statuto dei lavori «diritti nuovi come il diritto alla riservatezza, il principio di eguaglianza e di non discriminazione, di pari opportunità». Con un occhio all´organizzazione del lavoro post-fordista, si sottolinea l´importanza del diritto agli «standard protettivi fondamentali per la tutela della salute e la sicurezza del lavoro in quanto svolte in ambienti organizzati dal datore di lavoro o dal committente».
                  Sciopero anche per i Cococo. Si certificano diritti anche per i cosiddetti Cococo, cioè coloro che prestano un´opera continua e coordinata senza subordinazione giuridica. Avranno il diritto, oggi negato, di «organizzazione e attività sindacale e il diritto di sciopero». Inoltre avranno il diritto ad un «compenso proporzionale alla qualità e alla quantità del lavoro», a trattamenti in caso di malattia, al risarcimento in caso di recesso senza giusta causa, a forme di ammortizzatori «in casi prolungati di inattività».
                  Le nuove regole e i contratti individuali. «Al di sopra delle regole fondamentali che dovranno valere per tutti, la gradazione» verso nuove normative e tutele differenziate, «si dovrà realizzare in modo a sua volta diversificato, sia quanto alle materie sia quanto alle fonti; cioè non solo in via legislativa ma anche attraverso il chiaro riconoscimento del valore della autonomia collettiva nonché per certi aspetti e per gruppi di soggetti in grado di farlo, anche attraverso la contrattazione individuale».
                  La formazione permanente. «E´ necessario fare della formazione per l´intero arco della vita una risorsa volta a consentire l´aggiornamento continuo del personale già occupato contro i rischi di obsolescenza professionale». Si propone un accesso gratuito alle informazioni riguardanti le offerte di lavoro, soprattutto dovrà essere introdotto il diritto all´accesso ai servizi per l´impiego «nei primi sei mesi di inoccupazione e nei dodici mesi successivi alla perdita di un impiego». La formazione dovrà essere finanziata con un apposito fondo costituito con i contributi delle parti sociali eventualmente integrati dallo Stato. Ci dovranno essere agevolazioni fiscali per le spese di formazione a carattere integrativo da parte dell´impresa e dei singoli lavoratori.
                  Il "conto sicurezza" per chi perde il posto. L´obiettivo è quello di armonizzare i trattamenti che riguardano gli ammortizzatori sociali ora differenziati in forme che rasentano «l´illegittimità costituzionale». Per sostenere chi perde il lavoro, si propone di «unificare progressivamente le attuali indennità ordinarie e speciali di disoccupazione, la indennità di mobilità e anche la cassa integrazione speciale». Mentre i prepensionamenti – si dice – «vanno definitivamente superati potenziando le opportunità di occupazione e di riconversione dei lavoratori anziani, anche con il part time». La nuova impostazione, secondo l´Ulivo, farà perno sul un «conto sicurezza individuale» che sarebbe più sostanzioso delle attuali indennità, e «saranno regolati in modo appropriato i limiti di prelievo ai divesi fini». Chi vorrà accedere ai nuovi ammortizzatori dovrà dare comunque la propria disponibilità a formarsi nuove professionalità. In caso di rifiuto può decadere la prestazione. Il nuovo ammortizzatore andà applicato a tutti i lavoratori, «compresi quelli pubblici», e gradualmente ai lavoratori temporanei e parasubordinati.

                  Chi paga. Quanto al finanziamento del nuovo ammortizzatore anti-disoccupazione, è previsto un contributo misto. Lo Stato dovrà intervenire in misura sostanziosa: si parla di 5 miliardi di euro a regime. Ma contriburanno anche le imprese e i lavoratori. «Occorre pensare – si aggiunge – ad una modulazione dell´entità del contributo in capo alle imprese con riferimento alla tipologia del rapporto di lavoro (si tratterebbe cioè di farle pagare di meno per i rapporti di lavoro a tempo indeterminato e di più per rapporto di lavoro a termine). Ciò, si spiega, incentiverebbe le imprese a privilegiare forme più stabili di relazioni lavorative e a farle partecipare in maniera più equa ai costi del sistema.
                  Una assicurazione per le crisi. Il piano prevede di armonizzare le attuali forme di cassa integrazione, di estendere la protezione alle categorie escluse di definire in modo rigoroso la durata della integrazione. «Questi ammortizzatori – si spiega – dovranno finanziarsi essenzialmente su base assicurativa, cioè con i contributi dei soggetti beneficiari e le prestazioni dovranno essere correlate, entro un certo limite, all´onere contributivo». Si spiega inoltre che «occorre responsabilizzare le parti all´uso delle provvidenze». Inoltre, si aggiunge, è necessario «incentivare le aziende a farsi carico attivamente della sorte dei dipendenti in caso di crisi, secondo il modello del piano sociale già adottato in alcune esperienze europee».
                  (r.p.)