“StatoLiquido” Veleni e dubbi sulle regole

21/06/2005

      martedì 21 giugno 2005

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          DOVRA’ INSEDIARSI UN «GRUPPO DI STUDIO» SULLA CONSULTAZIONE

            Veleni e dubbi sulle regole
            «Sarà una sfida autentica»

              I prodiani chiedono garanzie sulla gestione della Margherita
              In dicembre fissata la convention per stabilire il programma

                retroscena
                Antonella Rampino

                  ROMA
                  DI certo c’è solo che al tavolo di trattativa siederà Vannino Chiti («Un uomo, una garanzia», dice di lui Piero Fassino), oltre alla facile deduzione che saranno i diesse a sobbarcarsi l’onere organizzativo. Sezioni, militanti, iscritti, e naturalmente seggi elettorali, per le primarie che si terranno tra l’8 e il 9 ottobre. Tra le altre poche certezze c’è che del «gruppo di studio», come lo definisce Prodi, che se ne dovrà occupare «prossimamente», per la Margherita ci sarà Arturo Parisi. Tra i candidati invece, oltre naturalmente lo stesso Prodi che le valuta «una bella prova di democrazia», poiché a suo dire «si sa chi si candida, ma non si sa chi vincerà», ci saranno naturalmente Bertinotti, candidato naturale della sinistra-sinistra. E anche, per evitare che il candidato naturale della sinistra-sinistra faccia man bassa costituendosi come corposo antagonista, Alfonso Pecoraro Scanio, il presidente dei Verdi che, se fosse andata in porto la scissione nella Margherita e l’Ulivetto, sarebbe stato affianco di Prodi.

                  Per il resto, ridda di illazioni. Gira voce, confermata com’è ovvio da Nichi Vendola che ne uscì vittorioso, che saranno «primarie alla pugliese». E, pur essendo pura constatazione che le primarie per Prodi son state precedute da tormenti e trame di certo non inferiori a quelle, Massimo D’Alema ha la sua buona dose di ragione nel ricordare che «meglio sarebbe non far torto agli Stati Uniti d’America».

                  Accadde infatti in Puglia che a votare per scegliere Vendola versus Boccia andò chi gli pareva, con l’unico contrappasso di versare un euro: all’incirca sessantamila elettori. E furono giornate di veleni: e se avessero votato anche quelli della destra, apposta per affossare il candidato della Margherita? No, sono i diesse della Capitanata che han deciso di far fuori uno come Boccia, il vero candidato di D’Alema. Eccetera, eccetera. I clamori si placarono con la vox populi: ma no, noi i nostri elettori li conosciamo, qualcuno degli altri può fare l’infiltrato, ma solo nelle grandi città. E insomma, il primo passo per le primarie sarà l’istituzione dell’Albo degli Elettori. Solo allora saranno (sarebbero) primarie vere, primarie degne degli Stati Uniti d’America. Il meccanismo per renderle «trasparenti», come le chiede Prodi, aggiustato al Belpaese dovrebbe essere il seguente: Albo degli Elettori, certo, ma per chi non fosse già iscritto ai partiti, o alle associazioni (facile pensare all’Arci o alla Lega delle cooperative) che dichiarino apertamente di sostenere il centrosinistra. Anche se, coi 230mila iscritti della Margherita contro il mezzo milione di tesserati diessini, chissà come andrà a finire: dalla Quercia, fosse solo per la sinistra interna, qualche quota finirà pure a Bertinotti. Ma i diellini, sosterranno tutti Prodi?

                    Anche perché, col tormentone delle primarie, è tornato pure quello d’antan del programma. Sul quale ci sarà una convention dell’Unione, esattamente due mesi dopo: dal 16 al 18 di dicembre. Per avere il tempo di «modulare» il programma del vincitore, Prodi, con le altre esigenze, quelle di Bertinotti. Rifondazione invece ieri ha prontamente annunciato che il partito discuterà giusto una settimana prima delle primarie: come dire che le primarie saranno, appunto, «di programma».

                      Infine, ripartirà il tormentone vero. Quello sulle candidature. Lì, difficile che Marini lasci il posto della trattativa a Parisi. E forse anzi è gradito che il professore del Professore se ne stia ad occuparsi del meccanismo delle primarie, e non di collegi e candidature. I prodiani sono ancora in sofferenza, riuniti ieri dal pomeriggio fino a tarda a sera. Al centro dei (molti) timori anzitutto il tesseramento: la conta è prevista per il 30 giugno, e i loro sono tre mesi che non s’iscrivono più alla Margherita da cui volevano divorziare. Così, adesso, bisogna che all’assemblea federale del 23, «per garantire l’agibilità politica nostra nel partito», come ha detto Parisi, Rutelli che ne è presidente sospenda quella conta. Riunione agitatissima: perché i più non credono affatto che questo avverrà. E poi, ciliegina sulla torta, Prodi alle politiche del 2006 forse si potrebbe candidare, ma come senatore. Evitando la quota proporzionale ed eventuali apparentamenti con partiti. A cominciare dalla Margherita, naturalmente.